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8 incantevoli luoghi di felicità

Tra i Castelli del Ducato immergendosi nella cultura e nella natura, sulle tracce di storie che fanno sognare.
del 11/08/16 -

Ci sono luoghi ricchi di emozioni: quando si viaggia cerchiamo tutti di fare il pieno di nuove energie e vitalità. Come entrare, allora, positivamente in empatia con tutto ciò che magicamente ci circonda? Per allenarvi a fare respirare occhi, cuore e anima vi proponiamo storie e posti – tra i Castelli del Ducato di Parma e Piacenza in Emilia-Romagna – dove tra tante passioni vissute da celebri personaggi, lotte per il potere, intrighi, grandi amori c'è oggi il tempo dell’happy end e la straordinarietà dello stare bene, in giro tra arte, bellezza, cultura. Felici.
Andiamo, allora, alla ricerca della felicità immergendoci nella cultura e nella natura, sulle tracce di storie che fanno sognare.
Ammirerete dall’Appennino parmense e piacentino al Grande Fiume Po, paesaggi carichi di energia e d'ispirazione, ambienti dove rilassarvi, stanze dove innamorarsi (ancora).

Vi sono, inoltre, luoghi leggendari da scoprire perché custodiscono storie bellissime da rivivere. Soprattutto, tra Parma e Piacenza, la felicità è anche a tavola intesa come convivialità, ospitalità, ottimo cibo tipico e vino. Che cosa ci tira su di morale, e perché in alcuni luoghi la gente è più allegra e ottimista?

Alcuni proprietari dei Castelli del Ducato ci hanno aiutato e sono andati alla ricerca dei piccoli incantevoli luoghi della felicità, spiegandoci perché sono assolutamente da visitare.


Scoprirete, allora, perché è bello salire sulla terrazza panoramica del Mastio di Vigoleno e rivivrete l'amore felice tra la ballerina russa Anna Pavlova ed il pittore Alexandre Jacovleff. Vi verrà voglia di sposarvi e promettervi amore per sempre al Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino un maniero di felicità nuziale, dove si ammira dall'alto del loggiato il paesaggio collinare ed il tempo sembra si sia fermato. Alla Rocca di Sala Baganza vi colpirà lo stemma d’amore di Giberto IV Sanvitale e Livia da Barbiano di Belgioioso e le sale affrescate che raccontano miti e storie di cultura antica.

Se desiderate ammirare un paesaggio ancora rinascimentale fate tappa al Castello di Montechiarugolo dove aleggia il fantasma innamorato della bellissima Fata Bema. Salendo in Appennino fino al Castello di Compiano troverete ad accogliervi il regno della Marchesa Gambarotta ed una torre, quella ad est, un po' magica.

Borgo e Mastio Fortificato di Vigoleno (Piacenza)

La terrazza panoramica e l'amore felice tra la ballerina russa Anna Pavlova ed il pittore Alexandre Jacovleff.

La terrazza panoramica del mastio, per la vista mozzafiato sulla valle, emoziona i turisti e rimanda ad una idea di infinite possibilità che si aprono davanti agli occhi. La felicità è tutt'attorno, a portata di mano.

All'ultimo piano della torre si arriva lentamente con un pò di curiosità e aspettativa. Non sai cosa ti attende. Superato l'ultimo gradino, che separa la scala dalla terrazza, ci si trova in un luogo dove il tempo sembra fermarsi. Il paesaggio, che si ammira dalla torre, appare immobile ma ad ogni stagione si mostra supremo cambiando i colori, vestendo la bellezza della natura.
Il punto del Castello che stupisce di più i visitatori? Per chi osserva il paesaggio della Val Stirone, l'orizzonte è lontano e negli ampi spazi la mente si svuota. Si sente solo il cinguettio degli uccelli e una leggera brezza fra i capelli.

Chi è stato molto felice al Borgo di Vigoleno? Si racconta che la ballerina russa Anna Pavlova ed il pittore Alexandre Jacovleff abbiano avuto una intensa storia d'amore nel castello di Vigoleno. Negli anni Venti, la principessa Maria Ruspoli de Gramont era solita circondarsi di artisti e letterati che invitava nel suo castello a Vigoleno. La ballerina arrivò in compagnia del giovane pittore russo al quale la principessa commissionò gli affreschi del piccolo teatro del castello. La ballerina ed il pittore trascorsero insieme l'estate, per tutto il tempo necessario per terminare l'opera richiesta. E fu un grande amore.


Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino (Parma)

Dal loggiato si ammira il paesaggio collinare dove il tempo sembra si sia fermato. Un maniero di felicità nuziale.

Il loggiato seicentesco del maniero con le sue finestre che si aprono come fughe prospettiche sul paesaggio collinare, fino all’infinito, è per i nobili Von Holstein Pallavicino uno tra i posti che trasmettono maggiormente sensazioni di benessere, bellezza e serenità. Si susseguono, a perdita d’occhio, i dolci e ondulati declivi in cui si sfrangia l’Appennino, si passerebbero le ore affacciati sul paesaggio, dove il tempo sembra si sia fermato. Cinque quadri rinascimentali che incorniciano le colline disseminate di campi arati, di grano, di bale di fieno, con miriadi di verdi, nelle tonalità chiare e scure. Il cortile d’onore con il suo antico selciato e i pozzi millenari, la torre quattrocentesca, le scuderie, le mura merlate del giardino, il campanile, la chiesa, l’hortus conclusus della canonica, dal loggiato seicentesco tutto viene incorniciato ed immortalato, perfino il cielo. Ogni ora ha la sua luce e i suoi colori, suoni, e profumi, e la sua magia. Dal loggiato, quando cala la sera, si percepisce la magia che avvolge il castello millenario.

Il punto del Castello che stupisce di più i visitatori? Durante la visita guidata vediamo sguardi stupiti e meravigliati nel Salotto del diavolo, nel mastio del castello, ultimo baluardo di difesa. A pianta ottagonale, interamente affrescato, con grandi scene trompe l’oeuil che ritraggono paesaggi verdeggianti, ghirlande e beneauguranti conchiglie. Preziose lunette cinquecentesche raccontano scene mitologiche mentre al centro del salotto una porticina segreta nasconde l’antica via di fuga che attraversa l’intero castello fino ai sotterranei, in aperta campagna.

Chi è stato molto felice al Castello di Scipione? Gli sposi Ludovico Pallavicino (1431-1481) e Antonia Secco di Caravaggio. Raccontano questa bella storia di felicità i preziosi ritratti risalenti al Quattrocento, su soffitto ligneo, degli sposi. Lei era la figlia del Conte di Calciana: il volto della sposa è ritratto sullo sfondo di un delicato hortus conclusus che richiama l’iconografia nuziale. Sono stati scoperti durante gli ultimi lavori di restauro che hanno portato alla luce, nel salone dell’ala nord, un prezioso soffitto ligneo quattrocentesco che narra l’impresa araldica e famigliare dei Pallavicino. Grande l’emozione per il ritrovamento ma anche l’idea di felicità a cui rimanda l’iconografia nuziale.

Ma c'è anche un'altra coppia che ha vissuto un amore felice al Castello di Scipione suggellata da un matrimonio con 7 figli: quello tra il Marchese Manfredo Pallavicino, fratello di Uberto Il Grande, che visse nel Duecento nel maniero con Chiara dei Conti di Lomello. Viene così curiosamente descritto nella cronica duecentesca di Fra Salimbene De Adam: "messer Manfredo abitava il Castello di Scipione e aveva quattro figli e tre figlie, bellissime dame, nobildonne maritate in diverse parti del mondo. La moglie sua e madre loro era Donna Chiara dei Conti di Lomello, bella donna, saggia assai e gioviale.... messer Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso; e amava i religiosi e i loro istituti, specialmente i frati minori. E dava a tutti gli istituti in sale senza misura e in abbondanza. Aveva infatti nella zona di castel scipione molti pozzi di sale per i quali diventò ricco e molto potente”.


Rocca Sanvitale di Fontanellato (Parma)

Custodisce l'Affresco del Parmigianino

La Saletta di Diana e Atteone, dipinta dall'artista precurosore del Manierismo Italiano nel 1523, porta con sé interrogativi ma anche una forte apertura di speranza e vita ultraterrena per chi è credente. Dipinta nel 1523-1524 per il conte Galeazzo Sanvitale e sua moglie, Paola Gonzaga, è uno dei capolavori giovanili dell’artista. La volta è decorata con putti sullo sfondo di un fitto pergolato con, al centro, un ampio squarcio di cielo ed uno specchio rotondo recante il monito "respice finem”. Nelle 14 lunette sottostanti è raffigurato il mito di Diana e Atteone, tratto dalle "Metamorfosi” di Ovidio. Diverse sono le interpretazioni date alla saletta nel corso degli ultimi decenni, ma l’ipotesi più accreditata è che fosse una sorta di piccolo "boudoir” o "studiolo” privato di Paola Gonzaga, che troviamo ritratta nella figura femminile sopra la finestra.

La Rocca, interamente arredata con mobili e suppellettili d'epoca, è circondata da un fossato profondo oltre tre metri e tra i pochi in Italia ancora colmi d'acqua. Il castello custodisce l'unica Camera Ottica ancora in funzione in Italia. Puoi ammirare nel maniero il grande Stendardo Seicentesco dedicato alla Madonna di Fontanellato drappo in damasco rosso lungo 5 mt e alto 4 mt (1654 -1656).

Chi trascorse giorni felici in Rocca? Albertina, figlia di Maria Luigia d'Austria, Imperatrice dei Francesi. Non tutti sanno che la Rocca Sanvitale conserva, in una saletta apposita, oggetti e ricordi di Maria Luigia, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1816 al 1847, già moglie di Napoleone Bonaparte e suocera del conte Luigi Sanvitale. Al giovane nobile di Fontanellato, infatti, la sovrana aveva dato in sposa la figlia Albertina di Montenovo, avuta dal conte Neipperg. I rapporti di Maria Luigia con il paese della bassa parmense passano attraverso l'amore filiale per la figlia e i nipotini Alberto, Maria e Stefano: un legame stretto, coltivato da un rapporto epistolare molto frequente e incentrato sui temi degli affetti familiari.


Rocca Sanvitale di Sala Baganza (Parma)

Il Camerino delle meraviglie e lo stemma d’amore di Giberto IV Sanvitale e Livia da Barbiano di Belgioioso

Uno spazio piccolo, accogliente, colorato che ti avvolge e ti svela un mondo, un paesaggio fantastico: ed è in grado di trasmettere una piccola emozione di felicità, spiegano le guide della Rocca presentando il Camerino del Baglione.

Si fa poi un salto nel passato, attraversando la porta della Sala dell’Eneide: ci si trova catapultati in un altro spazio e un altro tempo: un tempio di architettura classica, grottesche che fanno girare a testa e lassù in quel cielo dipinto tanti uccelli spiegano le ali al vento.

Il punto del Castello che stupisce di più i visitatori? Il soffitto della Sala dell’Eneide incanta i visitatori. Lo sfondo porpora sul quale si sviluppa il viaggio di Enea colpisce l’occhio osservatore. Nel soffitto al centro del riquadro è raffigurata Venere, celebrata come fonte di piacere per gli uomini c per gli dei. Gli ovali e i riquadri angolari raccontano la storia del figlio Enea, illustrando i primi sei libri dell'opera virgiliana e anticipando il lustro delle origini di Roma.

Chi è stato molto felice nella Rocca di Sala Baganza? Lo racconta uno stemma. E' lo stemma d’amore di Giberto IV Sanvitale e Livia da Barbiano di Belgioioso. Nella sala dell’Eneide troviamo gli stemmi araldici delle due Famiglie che vengo rappresentati singoli e in coppia. Dall’unione dei due giovani nasce un unico stemma, simbolo del loro amore e della loro unione.


Castello di Montechiarugolo (Parma)

Il loggiato affrescato del Castello di Montechiarugolo: ora come allora l'incanto dello stesso paesaggio rinascimentale tanto amato da Pomponio Torelli

Solo, nell’alta loggia del castello, protesa sui prati e sul chiaro torrente, nell’ora del meriggio a passi lenti miravo or le colline cosparse di case e dietro, più alti, a gradi fin oltre le nuvole, i monti (….) le rive boscose e il fresco Borraccione (…). L

E' la loggia del Castello di Montechiarugolo un luogo di ore liete che trasmette ai visitatori un'idea di felicità. Sembra impossibile pensare che questi versi furono scritti da Pomponio Torelli, signore di Montechiarugolo e illustre umanista, alla fine del XVI secolo. Da allora ad oggi da qui è passata tanta storia, con le sue guerre e i suoi rivolgimenti politici e poi c’è stato il progresso, la forza trasformatrice dello sviluppo tecnologico, mutamenti epocali dei secoli, legati al passare del tempo e alla storia dell’umanità. Ma ci sono i luoghi che hanno visto tutto e sono riusciti a rimanere fedeli alla propria natura. Luoghi dove il tempo, per un’arcana clemenza ma anche per l’amore di chi ha cercato di conservarli, sembra essersi fermato, e ancora oggi questi monumenti possono comunicare inalterata la loro potente originalità. Uno di questi luoghi è proprio il loggiato affrescato del Castello di Montechiarugolo. Se vi affacciate da qui spaziate come per incanto sullo stesso paesaggio rinascimentale tanto amato da Pomponio Torelli, un paesaggio da tutelare tanto quanto la straordinaria architettura che lo domina.

Oltre a una magnifica vista sul parco del torrente Enza, sulla loggia si svolge un vivace ciclo decorativo di fattura quattrocentesca, magistralmente restaurato. Gli affreschi sono scanditi da motivi a losanghe entro cui serpeggia il biscione visconteo. Il recente restauro oltre a riportare a nuova vita, attraverso un’abile operazione di pulitura, i vivaci colori quattrocenteschi, ha reso possibile rileggere ampie parti di un vero e proprio diario storico degli avvenimenti avvenuti in loco.

Queste iscrizioni offrono un suggestivo panorama attraverso i secoli della vita alla corte dei Torelli.

Un luogo davvero speciale la loggia di Montechiarugolo, un luogo che dona pace e ispira attraverso la poesia l’amore per questa terra:

O rocca di pace, viva letizia,

asilo di chi di guerra è stanco, salve

e voi balze, campi, care acque

che scorrete ai suoi piedi, salve

(Pomponio Torelli: Allontanandomi da Montechiarugolo, in Carmi Latini, fine XVI sec.)

Chi ha conosciuto giorni felici al Castello di Montechiarugolo?

Storia e leggenda si mescolano nella vicenda della Fata Bema, indovina divinatrice del futuro, che alla fine del ‘500, fuggendo dal Duca Ranuccio Farnese per un’accusa di stregoneria, fu accolta dal Conte Pomponio Torelli nel Castello di Montechiarugolo.

Protetta dai Torelli, la bellezza e la sensibilità di Bema affascinarono tutti a Montechiarugolo, fuori e dentro il castello: non solo gli abitanti del borgo dunque ma anche il giovane Conte Pio Torelli, figlio ed erede di Pomponio al quale Bema profetizzò, con anni di anticipo, la tragica fine nella congiura dei feudatari.

Pur dovendo soffocare entrambi i sentimenti che provavano, per rispettare le "regole del censo” che allora mai avrebbero permesso il matrimonio tra un nobile e una ragazza di umili origini, l’affetto e la complicità tra i due giovani non vennero mai meno.

La tragica decapitazione di Pio ebbe effettivamente luogo il 19 Maggio del 1612, conseguenza della repressione di una supposta congiura di nobili contro i Farnese signori di Parma, e decretò la fine del potere della famiglia Torelli su Montechiarugolo.

Tale era stato il sentimento che aveva unito i due che Bema, seppur rimasta senza protettori, fu accolta per lunghi anni ancora dagli abitanti del borgo e si narra che alla sua morte, esaudendo il suo ultimo desiderio, il corpo sia stato sepolto nel Castello.

La leggenda vuole che ancora ai nostri giorni, il fantasma della Fata appaia nell’ultima notte di vita ai discendenti maschi della famiglia Torelli e continui a proteggere il castello dalle disgrazie. E che ogni anno, nella notte del 19 maggio, vaghi per saloni, scale e torri, nella speranza di un ennesimo incontro con Pio.


Castello di Compiano (Parma)

La torre est e quel vento silenzioso che circonda il maniero

L’emozione, la suggestione, l’idea di felicità che una stanza del Castello trasmette ai proprietari e a chi ci lavora: "Due rampe di scale, salgo ancora. Un'ultima rampa mi porta ai camminamenti esterni, dove stavano i soldati. Raggiungo la torre est. Chiudo gli occhi. Penso al lavoro, ai semafori, al telefono che squilla. Li riapro, non sento più nulla.

Il silenzio è come un vento, discende dall'Appennino, risale il fondo valle insieme al fiume Taro, tra le stradine del borgo, supera le mura e circonda la mia torre.

È un silenzio che avvolge, come una ninna nanna giunta a noi da epoche lontane. È un silenzio che protegge e dà pace”.

Il punto del Castello che stupisce di più i visitatori? Il visitatore sale al camminamento sulle torri, le mani toccano le pietre millenarie, lo sguardo si apre sul panorama. Il mondo esterno rimane distante, al di là delle feritoie. Lassù, sulle torri, ogni visitatore prova una strana gioia. È la gioia di un bambino, che si sente più in alto di tutti.

L'oggetto dei desideri esauditi. È sera, nel castello gli unici visitatori siamo noi due, Giulietta e Romeo. La guida ci accompagna verso un'ultima stanza, nascosta all'interno di una torre. Devo abbassarmi e chinare il capo per entrare. La guida esce, restiamo soli.

Romeo è strano. Mi fa sedere sul divanetto. Nella stanza, ovunque attorno a me, statuine di animaletti: pappagalli, ippopotami, pesci tropicali.

Romeo prende la statuina più distante. È verde, buffa...che animale è?

- Giulietta, questo è un rospo. Sono io. Non ho fatto altro che aspettare. Sapevo che prima o poi saresti arrivata. Vuoi fare di me un principe?

La statuina del rospo ha la bocca aperta. Metto dentro la mano, afferro qualcosa, guardo: … un anello!

Chi ha conosciuto giorni felici al Castello di Compiano? Mi chiamo Lina Raimondi, ma tutti mi chiamano "la Marchesa Gambarotta”. Il mondo è cambiato molto da quando nacqui io: il 1903, ed ero già contessina. Ora è il 1966. Dicono che l'uomo oramai può fare tutto, addirittura tra poco potrà andare sulla luna... Ma della luna io che me ne faccio? Io voglio solo un posto tranquillo, dove vivere gli ultimi dieci, venti anni della mia vita, con i miei adorati cagnolini.

Non un posto qualunque, sia chiaro. Perché io sono nobile, e lo sarò sempre. Ho conosciuto re e regine, poeti e scrittori. Ma in fondo, a me piace la gente semplice e autentica, non quelli che oggi hanno sempre fretta e poi non vanno mai da nessuna parte. Invece il mondo, io l'ho visitato, eccome. Ho viaggiato ovunque, con calma e passione.

Però non voglio una casa moderna. Che senso ha costruire nuovi palazzi, quando ci sono già quelli di una volta, belli e prestigiosi? Basta restaurarli. Io adoro la storia. Come mi piacerebbe abitare in una casa dove hanno già vissuto altri nobili prima di me, secoli fa...

Ho visto un bel castello ... a Compiano … certo, andrebbe restaurato, ma ha tante stanze grandi, da arredare come piace a me, e nel parco potrei metterci pure la piscina …

Sono sicura che là sarei felice … quasi quasi me lo compro!



Dormire felicemente al Castello Malaspina di Gambaro di Ferriere sull'Appennino Piacentino.

LaSuite della Torre con vista montagna posta al piano nobile del Castello Malaspiniano di Gambaro con le sue due ampie finestre rivolte a est e a sud offre una vista sui monti appenninici dell'Alta Val Nure "impareggiabile” , sia per la bellezza del panorama che per la suggestione che dà in quanto gli ospiti che l' occupano si trovano in un luogo fascinoso per la storia che ne permea i muri che per la collocazione in mezzo alla natura selvaggia circostante. La visita storica guidata offerta a tutti gli ospiti che alloggiano nelle cinque tra camere e suites trova il suo massimo momento suggestivo ed emozionale quando si visita il seminterrato tutto in pietra a vista.

L'oggetto beneagurale: i due stendardi posti nella suite della torre a piano terra sopra al grande letto matrimoniale in legno intagliato a mano - che raffigurano animali mitologici -sono a protezione della salute degli ospiti che la occupano e del loro buon riposo.


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Dott.ssa Francesca Maffini

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