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Libri Da Leggere Sotto L’ombrellone - Tre libri per lasciarsi ispirare

12/07/22 Nazionale

Che caldo! Quest’estate è iniziata con il botto e diventa sempre più difficile rimanere in città. Per molti, la pausa estiva è anche l’occasione di leggere nuovi libri o di aprire quelli rimasti in sospeso. Esco per un attimo dalla letteratura per l’infanzia. Vi propongo tre libri motivazionali che offrono l’opportunità, ciascuno in modo unico, di riconsiderare alcuni aspetti della vita e dell’esistenza da un punto di vista che può avere del rivoluzionario. Due di questi titoli sono arrivati in un momento particolare del mio percorso, da persone care che hanno colto il mio desiderio di cambiamento. Il terzo, invece, è giunto da una citazione trovata in uno degli altri due libri. Dunque, se state cercando letture d’ispirazione a cui dedicarvi sotto l’ombrellone, siete nel posto giusto.

FotoPer l’appunto, quale libro leggere in vacanza?

Come anticipato, ho selezionati tre libri uniti tra loro da un filo conduttore. Il primo aspetto che li accomuna è certamente il focus sul vivere in maniera coerente ai propri desideri. Tutti e tre, in modo diverso, sono d’ispirazione per il lettore in cerca di ossigeno dalla propria routine. Mi raccomando, scrivetemi le vostre opinioni oppure i vostri suggerimenti di altri titoli simili.

La sottile arte di fare quello che che c***o ti pare di Mark Manson

Il best seller del blogger texano Mark Manson è un saggio atipico rispetto alla tradizionale struttura positiva del you can motivazionale americano. L’autore, incline alla scrittura sul web, usa un linguaggio schietto e colorito. Afferma, senza mezzi termini, «Fan***o la positività», avviando il lettore in un dialogo sulla vita che si sviluppa a partire da un diverso punto di vista, delineato sull’arte dello “sbattersene” e sull’impostazione realistica che determina quanto nessuno di noi sia più straordinario o speciale degli altri.

Sullo “sbattersene”, spiega l’autore, non si allude al diventare indifferenti. Tutt’altro. “Sbattersene significa sentirsi a proprio agio con la propria diversità”.

“Questo libro ti aiuterà a pensare un po’ più chiaramente a quello che stai scegliendo di ritenere importante nella tua vita e quello che stai scegliendo di considerare ininfluente.”

Mark Manson
Ora, il discorso si fa interessante, del tutto inaspettato. Mark Manson individua e descrive le reazioni di ansia, rabbia e preoccupazione sociale. Tra le congetture sul senso dell’esistenza e gli insegnamenti sul come reagire per vivere meglio, l’autore infila qua e là le biografie di personaggi celebri, alcune di successo (intenso non tanto nella vita pubblica ma in quella privata), altre meno.

Ponendoli come esempi per sostenere il suo filo di ragionamenti, ci racconta di Charles Bukowski, lo scrittore che non cambiò il suo modo di essere fuori dagli schemi nemmeno dopo aver raggiunto l’agognato successo. Poi, introduce la storia del principe Buddha, il quale scappò dalla vita del castello paterno, priva di dolore, per vedere cosa succedesse al di fuori delle mura. Cita l’assurda vicenda del soldato giapponese Hiroo Onoda che, nel 1944, a guerra finita, continuò a combattere con i suoi uomini, nascosto nella giungla. E, nel corso del libro, di tanti altri i quali, a modo loro, ci rivelano qualcosa in più sulla determinazione e sulle conseguenze che certe reazioni e azioni hanno sui futuri eventi. Dopotutto, se non sempre siamo responsabili di ciò che ci capita, lo siamo di certo per come decidiamo di reagire.

Il libro di Mark Manson mi è arrivato come regalo di compleanno da mia sorella, compagna di tante vicissitudini della vita.

“La sottile arte di fare quello che che c***o ti pare. Il metodo scorretto (ma efficace) per liberarsi da persone irritanti, falsi problemi e rotture di ogni giorno e vivere felici”, di Mark Manson, Newton Compton Editori 2017

Le coordinate della felicità di Gianluca Gotto

Ho scoperto questo racconto in questo modo. Mi arriva un vocale da Iris, una delle mie più care amiche e compagna di vari filosofeggiamenti. Diceva: “La cosa curiosa è che sto leggendo un libro, si chiama Le coordinate della felicità ed è scritto da Gianluca Gotto, un ragazzo di Torino. Secondo me potrebbe fare al caso tuo. È curiosa la sua storia e come in questo momento si stia intrecciando con la tua.”

Dunque non ho potuto fare a meno leggerlo e in effetti, come spesso accade quando incontri qualcuno che ti sa realmente ascoltare, Iris ci aveva visto giusto. Aveva colto il mio desiderio di costruire un percorso personale e diverso, sempre più libero dai condizionamenti imposti dalla società.

Il primo libro di Gianluca Gotto è dunque un romanzo autobiografico di grande ispirazione per coloro che sentono quella spinta interiore che li porta a pensare che ci sia qualcosa di diverso dalle abitudini socialmente stabilite e che forse la felicità richiede di percorrere strade del tutto inedite.

Dopo aver ottenuto il diploma, Gianluca, come molti suoi coetanei, s’iscrive all’università, senza avere le idee ben chiare sui suoi desideri per il futuro. Inizia quindi a frequentare le aule di Palazzo Nuovo (ah, come le conosco!) e, in mezzo a lezioni asettiche, inizia a chiedersi se quella, dopotutto, fosse davvero la sua vera ambizione nel debutto alla vita adulta o se, invece, non fosse altro che il frutto di convinzioni e convenzioni perpetuate e, per questo, tacitamente accettate.
In uno slancio che si rivelerà essere l’inizio di tutto, decide di lasciare gli studi universitari e propone a Claudia, la sua fidanzata, di partire per l’Australia, Anche lei stava affrontando le prime delusioni nel mondo del lavoro, quindi, non ci pensò due volte.

Il libro s’infittisce di viaggi, riflessioni, ispirazioni e momenti straordinariamente emozionanti. Si parte dalle peripezie di quel primo viaggio in Australia, alla risoluzione di problemi logistici, ai rientri in Italia. Poi si continua con i viaggi successivi, in altre parti del mondo. Gianluca condivide con il lettore i percorsi introspettivi che stavano prendendo forma in quel periodo della sua vita. Racconta come si siano via via delineate le coordinate della sua felicità.

Proprio in Australia, davanti all’oceano e ai delfini che emergono dall’acqua, l’autore scrive quella che probabilmente è una delle sue più importanti coordinate: “Forse non dovevo inseguire la felicità, forse dovevo inseguire la libertà. Essere libero di vivere come più desideravo, proprio come quel delfino”.

Al di là del viaggiare o meno, le parole del libro donano un grande senso di speranza e, per chi lo coglie, il coraggio di osare, di uscire dalla zona comfort spinti dal desiderio di sentirsi protagonisti del proprio percorso di vita. Certo, non è facile, ma vale la pena provare (se è ciò che si vuole).

Dopo aver tentato diverse esperienze di lavoro, Gianluca incontrò, in uno dei suoi viaggi, un tizio che si definiva nomade digitale. Scoprire l’esistenza di questa modalità lavorativa fu per lui la soluzione che districò quel nodo che da tempo cercava di sciogliere: potersi guadagnare da vivere e, allo stesso tempo, essere svincolato da un luogo (geograficamente) definito.

Oggi, Gianluca Gotto è uno scrittore con un grande seguito sui social media, è autore del blog “Mangia vivi viaggia”, oltre che di quattro libri per Mondadori (vi lascio i titoli dei suoi libri nello shop qui sotto).

“Le coordinate della felicità. Di sogni, viaggi e pura vita”, di Gianluca Gotto, Mondadori 2020

Chiedi alla polvere di John Fante

Arturo Bandini, che personaggio! Chiedi alla polvere è un romanzo apparso per la prima volta nel 1939 (titolo originale Ask the Dust) ed è il più celebre tra quelli di John Fante, scrittore e sceneggiatore statunitense di origini italiane. Fu riscoperto nel 1980 da Charles Bukowski, fan del romanzo, quando andò a trovare Fante, ormai anziano, in una clinica per persone famose.

Il 1939 fu un anno di grande competizione letteraria in America. Il biografo di Fante, Stephen Cooper, ricorda che in quello stesso periodo esordirono capolavori come Via col vento, Il mago di Oz, Ombre rosse, Furore, Il giorno della locusta e Il grande sonno, consacrando una tradizione letteraria californiana che arriva fino ai giorni nostri.

Il protagonista di Chiedi alla polvere è il giovane e inizialmente squattrinato Arturo Bandini, anch’egli di origine italiane e con una storia che s’intreccia parecchio alla biografia dell’autore (questo aspetto lo si evince soprattutto leggendo il prologo di Fante che, in quanto sintesi dell’intera vicenda, l’editore decide di pubblicare al fondo del romanzo).

Bandini aspira a diventare uno scrittore di successo. Dal Colorado si trasferisce a Los Angeles portando con sé le copie della rivista in cui è stampato il suo primo romanzo. Al potenziale pubblico non sembra interessare molto del suo lavoro e Arturo arranca la giornata. Talvolta si nutre di sole arance o tenta di bere un pessimo caffé nel bar in cui lavora Camilla Lopez, la ragazza di origine messicane di cui s’innamora.

Arturo ha una personalità emotiva, impulsiva, a tratti cinica. Durante la vicenda – costruita da tanti brevi momenti di tensione seppure senza mai arrivare a un completo risvolto o lieto fine – non procede nemmeno mezza volta con una qualche dose di razionalità. Arturo è un bel po’ incasinato e non si può fare a meno di affezionarsi a lui. Lo si vorrebbe perfino fermare in quel suo agire tanto di pancia. Ma è proprio questo uno degli aspetti affascinanti del romanzo, l’intenso realismo descrittivo senza alcuna pretesa utopica sulla figura del protagonista.

Nell’edizione di Einaudi 2016 si legge un’imperdibile e avvincente introduzione scritta da Alessandro Baricco. Vi consiglio di dargli un’occhiata prima d’inoltrarvi nello stile di Fante e di ritornarci nuovamente a romanzo concluso.

Ah, dimenticavo di dirvi come mi sia arrivato questo libro. Nell’introduzione avevo scritto che una delle tre letture era suggerita all’interno di uno dei titoli stessi. Ecco, in Le coordinate della felicità, Gianluca Gotto racconta delle sue ispirazioni letterarie e, tra queste, c’è proprio il libro di John Fante.

“Chiedi alla polvere” di John Fante, Einaudi Super ET 2016



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