Oggi è il 2 Settembre ed in questo giorno, nel 1840, a Catania, nasceva Giovanni Verga, scrittore e drammaturgo, che è stato considerato il maggior esponente della corrente letteraria del “Verismo”. Il suo nome completo era Giovanni Carmelo Verga di Fontanabianca. La sua è un’esistenza segnata fin da giovane da una forte passione per la scrittura e per l’impegno patriottico. Abbandonati presto gli studi di legge per dedicarsi interamente alle lettere, inizia a comporre i suoi primi romanzi storici e d’avventura, fortemente influenzati dallo spirito risorgimentale dell’epoca. La vera svolta artistica e personale avviene con l’allontanamento dalla Sicilia. Verga si trasferisce prima a Firenze, allora capitale d’Italia, e successivamente a Milano, il centro culturale ed economico più vivo del Paese. In questi ambienti urbani ed eleganti entra in contatto con la Scapigliatura e con le nuove correnti letterarie europee, in particolare il Naturalismo francese. I suoi romanzi milanesi raccontano inizialmente le passioni tormentate dell’alta società e degli artisti bohémien, incontrando il favore del pubblico ma senza ancora rivelare il suo vero genio. È proprio la lontananza dalla sua isola a far scattare in lui un radicale cambio di prospettiva. Verso la fine degli anni Settanta dell’Ottocento, insieme all’amico Luigi Capuana, dà vita al Verismo. Verga sceglie di “eclissarsi” dall’opera: l’autore non deve più giudicare né far sentire la propria voce, ma lasciare che i fatti e i personaggi si raccontino da soli. La sua attenzione si sposta così dai salotti borghesi agli ultimi, ai pescatori di Aci Trezza e ai contadini siciliani travolti dalla modernità e dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza. Nascono in questo periodo i suoi capolavori assoluti: le novelle di “Vita dei campi” e “Novelle rusticane”, seguite dai romanzi “I Malavoglia” e “Mastro-don Gesualdo”, pensati all’interno di un progetto più ampio chiamato “Il ciclo dei vinti”. In questi testi emerge una visione del mondo profonda e disillusa: per Verga chi cerca di cambiare la propria condizione sociale è destinato ad essere travolto dal progresso. Nel 1893, ormai celebre ma sempre schivo e riservato, Verga decide di far ritorno definitivo nella sua Catania. Qui trascorre gli ultimi decenni della sua vita. Si occupò anche di teatro, con la sceneggiatura di alcune sue novelle, tra le quali “Cavalleria Rusticana”, in seguito musicata da Pietro Mascagni. Nel 1920 il re Vittorio Emanuele II lo nominò Senatore del Regno d’Italia. Si spense a Catania nel 1922 lasciando un’eredità fondamentale che cambierà per sempre la narrativa italiana modernizzandone il linguaggio e le strutture. Questa mia opera realizzata con la tecnica della computer art è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa


