Oggi è il 18 Settembre ed in questo giorno, nel 1905, a Stoccolma, in Svezia, nasceva l’attrice Greta Garbo ( vero nome Greta Lovisa Gustafsson) che è stata uno dei più grandi miti della storia del cinema, celebre tanto per il suo talento magnetico quanto per la sua proverbiale e leggendaria riservatezza. Nata in una famiglia umile, la giovane Greta iniziò a lavorare presto prima di essere notata per la sua fotogenia e ammessa alla prestigiosa Accademia Reale d’Arte Drammatica di Stoccolma. Fu il regista Mauritz Stiller a intuirne immediatamente il potenziale straordinario, a imporla sul grande schermo e a suggerirle il celebre pseudonimo di “Garbo”. Nel 1925 la coppia si trasferì a Hollywood chiamata dalla Metro-Goldwyn-Mayer. Con il suo volto scolpito, lo sguardo profondo e una recitazione minimalista ma potentissima, la Garbo è diventata rapidamente la stella indiscussa del cinema muto. Straordinariamente, il suo passaggio al sonoro nel 1930 (accompagnato dallo slogan pubblicitario “La Garbo parla!”) non ha fatto che consacrarne il mito, grazie a una voce roca e suadente che ha conquistato milioni di spettatori. La transizione dal cinema muto al sonoro, che atterrì molti attori dell’epoca, fu per lei un trionfo clamoroso: la sua prima battuta nel film “Anna Christie” del 1930 (“Give me a whiskey, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby”) mandò in visibilio il pubblico. Tra le sue interpretazioni più memorabili ricordiamo “Mata Hari”, “Grand Hotel”, “Anna Karenina”, la commedia brillante “Ninotchka”, che le valse una delle sue quattro candidature agli Oscar e il capolavoro drammatico “Camille”, pellicole che l’hanno resa il simbolo stesso della diva sofisticata e irraggiungibile. Nonostante il successo planetario e quattro candidature agli Oscar, Greta Garbo ha sempre nutrito un rapporto complesso con la celebrità e l’industria cinematografica. Nel 1941, all’apice della maturità artistica e a soli trentasei anni, ha deciso di ritirarsi definitivamente dalle scene, scegliendo una vita di assoluta riservatezza a New York. Quel misterioso e radicale allontanamento dal mondo ha alimentato ulteriormente la sua leggenda, trasformandola nel prototipo della star che “vuole essere lasciata sola” (una frase, quest’ultima, spesso confusa con la celebre battuta del suo film Grand Hotel, “Voglio essere sola”). Si è spenta nel 1990, lasciando dietro di sé l’aura immortale di una bellezza senza tempo e di un talento irripetibile.Questa mia opera realizzata con la tecnica della computer art è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dellì’Accademia d’Arte di Pisa


