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La “Farm Hospitality” e il ritorno alla vita che i nostri nonni si sono lasciati alle spalle

Di Ben Walpoth, docente di Branding e Digital Transformation (in foto), ospite presso Glion Hospitality & Luxury Business Education

C’era una volta un tempo in cui il lusso era sinonimo di stile di vita urbano. Dal penthouse al club esclusivo per gentiluomini, dai pranzi d’affari ai voli continui tra le capitali del mondo, la sofisticazione significava essere sempre in movimento. Di certo non comprendeva la terra sotto le unghie.

Oggi, invece, i viaggiatori sono disposti a pagare cifre considerevoli per il privilegio di raccogliere uova all’alba, preparare pane a lievitazione naturale con sconosciuti, andare a cavallo prima di colazione o raccogliere verdure anziché rispondere alle email.

A prima vista può sembrare un paradosso. Perché scegliere attività che le generazioni precedenti hanno trascorso la vita cercando di abbandonare? Eppure il lusso è sempre stato una questione di accesso. E oggi, gli elementi più desiderati potrebbero essere il tempo, la semplicità e il ritmo umano.

Il mercato sta iniziando a confermare questa trasformazione. Secondo le stime di Grand View Research, il mercato globale dell’agriturismo valeva 8,1 miliardi di dollari nel 2024 e dovrebbe raggiungere i 15,8 miliardi entro il 2030. Ma l’aspetto più interessante si trova nella fascia premium del settore, dove ospitalità, benessere e progettazione esperienziale stanno convergendo in qualcosa di molto più potente dal punto di vista commerciale.

Dove il lusso si riconnette alla terra

Strutture come Soho Farmhouse e Blackberry Farm sono state tra le prime a dimostrare la validità di questo modello. Realtà come The Ranch at Rock Creek e Six Senses Ibiza mostrano che non si tratta più di una semplice nicchia rurale dal fascino bucolico.

Non sono hotel con un orto annesso. Sempre più spesso rappresentano ecosistemi costruiti attorno alla provenienza del cibo, alla partecipazione attiva degli ospiti, al recupero del benessere e al senso di comunità.

Conosco bene questa realtà. Ho trascorso parte della mia infanzia in una fattoria prima di trasferirmi in ambienti urbani. Guardandomi indietro, ciò che mi colpisce è quanto tutto questo sembrasse ordinario: uno scopo condiviso, ritmi fisici concreti, pasti comunitari, contributi tangibili e un rapporto quotidiano con la natura. Allora era normale. Oggi rappresenta quasi esattamente quel senso di completezza che molti di noi stanno cercando.

Forse questa nostalgia non è soltanto personale. Oggi circa il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane, e le Nazioni Unite prevedono che la percentuale raggiungerà il 68% entro il 2050. Man mano che l’umanità si urbanizza, le esperienze che riconnettono le persone alla terra, al cibo e alla comunità diventano sempre più rare e, probabilmente, più preziose.

Dall‘agriturismo alla Farm Hospitality

Storicamente, l’agriturismo era spesso rustico, educativo e orientato alle famiglie. Gli ospiti osservavano la vita agricola, degustavano prodotti locali, soggiornavano magari in un fienile ristrutturato e godevano di ritmi più lenti. Un’esperienza certamente valida, ma percepita come una parentesi rispetto alla vita quotidiana.

Il nuovo modello emergente di ospitalità in fattoria e ranch è qualcosa di diverso. Si sovrappone al wellness di fascia alta, ai viaggi dedicati alla longevità, ai retreat per dirigenti, ai club privati e all’ospitalità rigenerativa.

L’ospite partecipa alla raccolta, cucina, cavalca e si riconnette con l’ambiente circostante. Non come semplice curiosità, ma per un autentico desiderio di sentirsi utile, presente e parte di qualcosa di più grande del proprio programma di viaggio.

Questa distinzione è importante. Perché la domanda più profonda non riguarda soltanto ciò che questi luoghi offrono, ma il motivo per cui il senso di appartenenza è diventato uno dei lussi più ricercati.

Perché sta accadendo proprio ora

Negli ambienti urbani più prosperi la comodità è abbondante, ma il ritmo biologico naturale no. La luce artificiale prolunga le giornate, gli schermi frammentano l’attenzione e il lavoro è spesso scollegato da qualcosa che possiamo vedere, toccare o assaporare. Il movimento fisico è diventato opzionale e lo stress continua a essere considerato il prezzo dell’ambizione.

La Farm Hospitality propone una logica diversa: luce naturale, attività fisica, routine più lente, alimentazione più sana, aria pulita e meno rumore digitale. In un contesto di lusso, questo approccio è meno legato all’autenticità rurale e più al recupero dell’equilibrio.

Il Global Wellness Institute stima che l’economia globale del benessere abbia raggiunto i 6,8 trilioni di dollari nel 2024 e possa arrivare a 9,8 trilioni entro il 2029. Il wellness non è più un trattamento spa aggiunto a un soggiorno alberghiero: è diventato uno dei linguaggi principali attraverso cui i consumatori benestanti prendono decisioni riguardo a viaggi, proprietà, stile di vita e identità.

La Farm Hospitality si colloca esattamente all’incrocio di queste esigenze. Offre spazio, movimento, alimentazione sana, sonno di qualità, contatto con la natura, comunità e decompressione emotiva senza dover necessariamente etichettare ogni passeggiata come un rituale o ogni ortaggio come un percorso di guarigione.

Il ritorno dei rituali condivisi

Le città moderne privilegiano la vicinanza fisica, ma raramente la connessione autentica. Lavoriamo accanto ad altre persone, ma non sempre con loro. Le relazioni sociali sono sempre più frammentate, curate nei dettagli e ottimizzate per l’efficienza anziché per la profondità.

La Farm Hospitality reintroduce qualcosa di semplice e difficile da replicare con qualsiasi servizio o comfort: il rituale condiviso.

Preparare i pasti insieme, camminare nei campi, imparare abilità pratiche fianco a fianco e sedersi attorno a tavoli comuni dove la conversazione nasce spontaneamente, senza i rigidi schemi del networking organizzato. Persone che fanno qualcosa di reale, insieme.

Anche le tendenze di viaggio confermano questa direzione. Le ricerche di Hilton per il 2025 hanno rilevato che sette viaggiatori su dieci amano svolgere attività durante le vacanze, mentre uno su cinque pianifica avventure all’aria aperta. Il report “Unpack 26” di Vrbo va ben oltre: l’84% dei viaggiatori ha dichiarato interesse a soggiornare in una fattoria o nelle sue vicinanze, mentre le recensioni legate a esperienze in fattoria sono aumentate del 300% di anno in anno.

Il nuovo modello del lusso

I concetti più sofisticati in questo settore non si limitano a offrire una fuga estetica in campagna. Abbracciano responsabilità, trasparenza e sistemi operativi più lenti e consapevoli.

Gli ospiti desiderano capire da dove proviene il loro cibo, non come idea astratta ma come realtà visibile e tangibile. C’è qualcosa di profondamente significativo nel consumare alimenti raccolti a pochi metri dal luogo in cui ci si trova, magari da persone con cui si è lavorato quella stessa mattina.

È per questo che la Farm Hospitality potrebbe diventare molto più di una nicchia. Offre un modello per retreat aziendali, comunità private, viaggi dedicati alla longevità e culture alimentari rigenerative, tutti costruiti attorno a qualcosa di sempre più raro: un rapporto autentico con il luogo.

Un futuro sorprendentemente familiare

Per lungo tempo il lusso è stato associato all’esclusività, all’eccesso e a un servizio impeccabile. Ma qualcosa sta cambiando. Le esperienze più desiderate non sono più quelle che ci isolano dal mondo, bensì quelle che ci riportano al suo interno.

Forse perché la vita moderna, nonostante tutte le sue comodità, è diventata uno degli esperimenti più ansiogeni della storia umana. Siamo iperstimolati, costantemente impegnati e sempre più distanti dai ritmi, dalle persone e dal senso di scopo che un tempo strutturavano la vita quotidiana.

Se c’è una lezione che ho imparato lavorando all’incrocio tra ospitalità e strategie per il benessere, è questa: le idee più innovative raramente sono quelle che inseguono il futuro. Molto più spesso sono quelle che cercano di recuperare ciò che abbiamo perso.

E forse questo è il vero lusso di oggi. Non più performance. Non più spettacolo. Nemmeno più comfort. Più vita.

 

FONTI
Grand View Research: Agritourism Market Size, Share and Growth Report 2030
Fonte della stima del mercato globale dell’agriturismo, valutato 8,1 miliardi di dollari nel 2024, con una previsione di crescita fino a 15,8 miliardi di dollari entro il 2030.
Global Wellness Institute: Global Wellness Economy 2025
Fonte della stima dell’economia globale del benessere, valutata 6,8 trilioni di dollari nel 2024 e prevista in crescita fino a 9,8 trilioni di dollari entro il 2029.

INTERNAL – RESTRICTED
Hilton: 2025 Travel Trends Report
Fonte dei dati sulle tendenze di viaggio che evidenziano come sette viaggiatori su dieci a livello globale apprezzino svolgere attività durante i propri viaggi e come un viaggiatore leisure su cinque abbia pianificato avventure all’aria aperta nel 2025.
Expedia Group / Vrbo: Unpack 26 Travel Trends
Fonte della tendenza denominata “Farm Charm”, che riporta come l’84% dei viaggiatori abbia espresso interesse a soggiornare in una fattoria o nelle sue vicinanze e come le menzioni relative alle fattorie nelle recensioni degli ospiti su Vrbo siano aumentate del 300% di anno in anno.

RIFERIMENTI A STRUTTURE E CONCEPT
Soho Farmhouse
Blackberry Farm
The Ranch at Rock Creek
Six Senses Ibiza
Sweet Honey Farm

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