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Le Corbusier: rivoluzionario dello spazio abitativo

Oggi è il 27 Agosto ed in questo giorno, nel 1965, a Roquebrune-Cap-Martin, in Francia, moriva il grande architetto “Le Corbusier”. Il suo vero nome era Charles-Edouard Jeannneret-Gris ed era nato a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nel 1887. Non fu solo un architetto, ma un vero e proprio rivoluzionario dello spazio abitativo. Figlio di un incisore di orologi e di un’insegnante di pianoforte, iniziò la sua formazione artistica decorando casse di orologi, ma capì presto che il suo talento richiedeva orizzonti ben più ampi. La sua vera scuola furono i viaggi: Giovanissimo esplorò l’Italia, i Balcani e la Grecia, assorbendo le geometrie classiche e la luce del Mediterraneo. Trasferitosi a Parigi negli anni ’20, adottò lo pseudonimo “Le Corbusier” e fondò la rivista L’Esprit Nouveau, da cui lanciò la sua sfida all’architettura tradizionale. Per lui, la casa doveva diventare una “macchina per abitare”: un luogo funzionale, efficiente e spogliato di ogni decorazione superflua. La sua visione si concretizzò nei famosi cinque punti della nuova architettura: i pilotis (esili pilastri in cemento armato che sollevano l’edificio da terra), il tetto-giardino, la pianta libera, la facciata libera e le finestre a nastro. Manifesto di questa filosofia fu la celebre Villa Savoye a Poissy, un’opera d’arte d’avanguardia che sembra fluttuare nel verde.Nel secondo dopoguerra, spinto dalla necessità di ricostruire le città, ideò l’Unité d’Habitation a Marsiglia: un gigantesco condominio autosufficiente pensato per ospitare centinaia di famiglie offrendo servizi comuni, dal nido al parco sul tetto. Nello stesso periodo sviluppò il Modulor, una scala di proporzioni umane basata sulla sezione aurea, pensata per progettare spazi a misura d’uomo. Negli ultimi anni della sua vita dimostrò una straordinaria capacità di reinventarsi, passando dal rigore geometrico a forme organiche e scultoree, come nella suggestiva Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp. Fu tra i fondatori del “Congrès Internationaux d’Architecture Moderne”. Sue opere sono diventate “patrimonio dell’umanità dell’UNESCO” come “testimonianza dell’invenzione di un nuovo linguaggio architettonico che segna una rottura con il passato”. Scomparve nel 1965 mentre nuotava nelle acque della Costa Azzurra, lasciando un’eredità che ha ridisegnato il volto delle città moderne.

Questa mia opera realizzata a seppia è in suo omaggio e memoria.

Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa

Ogni giorno la biografia di un artista che ha lasciato il segno, un modo per ricordarli nel giorno della loro nascita.
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