Oggi è il 15 Marzo ed in questo giorno, nel 1959, a New York, U.S.A., moriva il grande sassofonista Jazz Lester Young. Il suo nome completo era Lester Willis Young ed era nato a Woodville, nel Mississippi. Trascorse l’infanzia a New Orleans e fù iniziato alla musica dal padre, che era musicista ed operaio. A 10 anni, insieme alla sorella Irma ed al fratello Lee entrò a far parte dell’orchestra del padre, a Minneapolis. Iniziò suonando la batteria, poi imparò il sax contralto e quindi il sax tenore. A 18 anni iniziò a girare il Paese suonando con varie orchestre, ed ebbe l’occasione di essere anche ingaggiato da alcune tra le più famose formazioni degli anni 30, come quelle di King Oliver e Count Basie. Fin da subito espresse un proprio modo originale di suonare, morbido e rilassato, ed iniziò a comportarsi in modo molto eccentrico. Durante l’esperienza nell’orchestra di Count Basie divenne molto amico di Billie Holiday, che lo considerava il più grande sassofonista in ambito Jazz. Nel 1944, sotto le armi, per il suo carattere venne denunciato alla Corte Marziale, andò in carcere, tentò la fuga, fu trovato in possesso di cocaina, fu inasprita la pena e fu congedato per disonore. Un’esperienza tremenda che lo segnò profondamente. Divenne ancora più strano, apatico ed assente. Negli anni ’50 fu ingaggiato da Oscar Peterson e ripartì al meglio, tornando in cima alle classifiche Jazz ed incidendo alcuni dischi. Ma per le conseguenze delle sue dipendenze da droga ed alcol le sue condizioni di salute peggiorarono e nel 1955 ebbe un collasso cardiaco. Fu parzialmente disintossicato e ripartì in tournee con grandi stelle del Jazz come Miles Davis, Bud Powell ed il Modern Jazz Quartet. Dopo la fine del suo terzo matrimonio ritornò in profonda depressione, andò a vivere in un albergo di New York, riprese a bere e spesso saltava i pasti, cosa che nel 1959 lo portò alla morte. Il suo personalissimo stile fu preso a modello da varie generazioni di musicisti, sia in ambito “BeBop” che in ambito “Cool Jazz”. Viene considerato uno tra i più significativi sassofonisti jazz di tutti i tempi. Questa mia opera realizzata con la tecnica della “computer art” è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa


