La Spezia, 21 giugno 2026: Sono passati 44 anni e, oggi, gli uomini dell’equipaggio di nave Proteo (A 5310, unità di salvataggio sommergibili e di supporto alle operazioni subacquee), si ritrovano per ricordare quella missione fantasma che in ciascuno di loro, sembra aver lasciato un segno indelebile.
Il 21 agosto 1982, l’Italia decide di inviare a Beirut gli uomini del battaglione San Marco, imbarcati su nave Grado, in soccorso alle popolazioni stremate. Ma, sfortunatamente, a poche ore dalla partenza da Taranto, la nave subisce una grave avaria al motore. La Marina tutta si mobilita immediatamente, la missione è troppo importante a livello umanitario ed internazionale per essere annullata.
Tempestivamente viene allertata anche nave Proteo, unica unità capace di effettuare, se necessaria, un’operazione di rimorchio all’imponente nave Grado. Nel mese di agosto, tradizionalmente, una percentuale dell’equipaggio è in licenza estiva, dopo un anno denso di attività operativa. Iniziano, quindi, le chiamate per il rientro urgente del personale. In meno di ventiquattrore, l’unità è pronta a salpare “avanti tutta” per raggiungere nel più breve tempo possibile il Mar Ionio, mentre i vertici della Marina dispongono l’invio di un elicottero con i pezzi di ricambio e personale specializzato per la riparazione dell’avaria.
I tentativi sono vani, per cui, quando il Proteo giunge in zona operazioni, il comandante di nave Grado, preso atto della situazione e della impossibilità di giungere a Beirut, comunica a Roma: “sacrificando naturale orgoglio, dispongo rimorchio da parte di nave Proteo”.
L’impresa più ardua, ora, è il rispetto dei tempi.
È cosi che il “vecchio” Proteo, presa a rimorchio nave Grado (che in condizioni di normale efficienza, non sviluppa più di 10 nodi, ndr), navigando alla straordinaria velocità di oltre 12 nodi, gli consente di giungere a destinazione nei tempi previsti.
Di questa delicata operazione non vi è traccia accessibile, era una missione segreta.
Non si poteva affermare che un’unità appena partita fosse andata in avaria e che avesse dovuto subire l’onta di essere rimorchiata a destinazione.
Resta la testimonianza di questi “ragazzi” che non per gloria, ma per dovere e con spirito di sacrificio, portarono a termine la missione fantasma.
A vederli insieme, i “proteini”, come amano definirsi, pieni di entusiasmo, di commozione e di affetto, sembrano ancora a bordo, nelle loro uniformi e in piena attività operativa, nonostante i segni del tempo sui loro volti, i capelli bianchi e le rughe, tradiscano i trascorsi di una vita vissuta intensamente.




