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Olio: Redoro, «L’Italia continua a produrre troppo poco. Dalla crisi un’opportunità per rafforzare la nostra olivicoltura»

Dopo l'allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani sulle giacenze record e sul crollo dei prezzi dell'olio extravergine, Redoro invita a guardare oltre l'emergenza. Per il presidente Daniele Salvagno l'Italia continua a produrre meno olio di quanto consumi e deve rilanciare il settore investendo nelle cultivar autoctone, nel recupero degli ulivi secolari e nella valorizzazione del patrimonio olivicolo nazionale.
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L’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel corso della Cabina di Regia sui controlli e del Tavolo olio riuniti al Masaf ha riportato al centro del dibattito le difficoltà del comparto olivicolo nazionale. Le giacenze di olio extravergine italiano hanno raggiunto le 112 mila tonnellate, contro le 45 mila dello stesso periodo dello scorso anno, mentre il prezzo medio all’origine è sceso da 9,60 a 5,77 euro al chilogrammo, spingendo l’organizzazione agricola a chiedere il riconoscimento dello stato di crisi.

Per Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, tra i maggiori operatori italiani specializzati esclusivamente nell’olio extravergine di oliva italiano, la situazione richiede risposte concrete ma anche una riflessione di lungo periodo.

«La crisi esiste e va affrontata, ma sarebbe un errore interpretarla come il segnale che l’Italia produce troppo olio. La realtà è esattamente l’opposto: il nostro Paese continua a produrre meno olio di quanto il mercato nazionale richieda, tanto che ogni anno il fabbisogno viene colmato attraverso le importazioni. Per questo non possiamo permetterci di rallentare gli investimenti nella nostra olivicoltura.»

Secondo Salvagno, l’obiettivo deve essere quello di aumentare la capacità produttiva senza rinunciare all’identità dell’olivicoltura italiana.

«La Spagna rappresenta un modello di grande efficienza produttiva, ma l’Italia deve seguire una strada propria. Dobbiamo migliorare la produttività delle nostre cultivar autoctone, investire nell’innovazione e nella meccanizzazione dove il territorio lo consente, ma soprattutto recuperare gli ulivi secolari e gli oliveti oggi abbandonati che punteggiano ogni angolo del nostro Paese. Non sono soltanto una risorsa agricola: rappresentano un patrimonio storico, monumentale, paesaggistico e culturale unico al mondo, che contribuisce all’identità dei nostri territori e al valore dell’olio italiano.»

Una visione che Redoro porta avanti anche attraverso il proprio impegno nella promozione delle eccellenze italiane. Negli ultimi mesi l’azienda è stata infatti partner del Giro d’Italia e dell’Arena di Verona, due realtà simbolo del Paese, con l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura dell’olio extravergine italiano e del legame tra qualità, territorio e tradizione.

«Le difficoltà di oggi – conclude Salvagno – devono diventare l’occasione per costruire l’olivicoltura italiana dei prossimi decenni. Più olio italiano, più innovazione, più ricerca sulle nostre varietà e più tutela degli ulivi secolari: è questa la strada per rendere il settore più competitivo senza perdere ciò che rende unico il nostro patrimonio olivicolo.»

Salvagno

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