Oggi è il 7 Novembre ed in questo giorno, nel 1980, a Ciutad Juarez, in Messico, moriva il grande attore Steve McQueen. Era nato nel 1930 a Beech Grove (Indiana, USA), con il nome di Terence Stephen McQueen. Figlio di uno stuntman che abbandonò presto la famiglia, trascorse un’infanzia difficile tra Missouri e California, entrando anche in una gang giovanile. A 14 anni fu mandato in una scuola di correzione, la California Junior Boys Republic. Dopo tre anni nei Marines, si trasferì a New York, dove studiò recitazione all’Actor’s Studio di Lee Strasberg, insieme a Martin Landau. Debuttò a Broadway nel 1955 e al cinema nel 1956 con “Lassù qualcuno mi ama”, diretto da Robert Wise. Il suo ruolo di svolta fu quello di un cowboy nel film del 1960 “I magnifici sette”, che determinò il suo successo, seguito da una parte significativa in “L’inferno è per gli eroi” nel 1961. Il grande successo si ampliò con “La grande fuga” (1963), che lo rese una star mondiale. Negli anni successivi interpretò film celebri come “Cincinnati Kid “(1965), “Il caso Thomas Crown” (1968), “Bullitt” (1968), “L’ultimo Buscadero” (1972), “Getaway” (1972), “Papillon” (1973) e “L’inferno di cristallo” (1974) accanto a Paul Newman. Appassionato di motori, McQueen era anche un pilota di auto e moto: partecipò alla 12 ore di Sebring arrivando secondo e girò personalmente molte scene d’azione che abitualmente sarebbero state affidate a stuntmen e controfigure, come in “La grande fuga”. Possedeva una vasta collezione di automobili (tra cui una Porsche 917, una Porsche 911 Carrera S, una Ferrari 250 Lusso Berlinetta e una Ferrari 512) ed oltre cento motociclette. Negli anni ’70 la sua carriera iniziò a rallentare. Nel 1979 gli fu diagnosticato un mesotelioma (tumore alla pleura), probabilmente causato dall’amianto presente nelle tute ignifughe da corsa. Morì il 7 novembre 1980 in Messico, a 50 anni. Le sue ceneri furono disperse nell’Oceano Pacifico. Fu sposato tre volte (con Neile Adams, Ali MacGraw e Barbara Minty) e lasciò due figli. McQueen rimane una delle icone più amate del cinema americano, simbolo di ribellione, carisma e passione per la velocità.
Questa mia opera realizzata con la tecnica della “Computer art” è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa

