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Cesare Battisti: Paesi Edizioni presenta il libro-inchiesta a Roma il 28 marzo

March 27 2019
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Dalle 18:30, alla libreria Mondadori di Via Piave, un incontro gratuito e aperto al pubblico per scoprire il terrorista più ricercato d’Italia. Ne discutono il Segretario Commissione Antimafia On. Gianni Tonelli, il Direttore Agenzia Stampa DIRE Nico Perrone e l’esperto di Americhe Emiliano Battisti. Modera il giornalista ed esperto di terrorismo Luciano Tirinnanzi

Cesare Battisti, interrogato nei giorni scorsi dal pool antiterrorismo di Milano, ha ammesso la colpevolezza per gli omicidi per cui è stato condannato. Si era sempre detto innocente.

Come ha fatto il terrorista più ricercato d’Italia a sfuggire per quasi quarant’anni la giustizia italiana?
Ne discutono il 28 marzo a Roma, in occasione della presentazione del libro-inchiesta di Paolo Manzo ‘Il caso Cesare Battisti’ (Paesi Edizioni): il Segretario Commissione Antimafia On. Gianni Tonelli, il Direttore Agenzia Stampa DIRE Nico Perrone e l’esperto di Americhe Emiliano Battisti. Modera il giornalista esperto di terrorismo Luciano Tirinnanzi.

Alle ore 18:30, presso la libreria Mondadori di Via Piave 18, un incontro gratuito e aperto al pubblico per approfondire con gli ospiti un tema di grande attualità, una delle vicende che più ha fatto discutere l’Italia. E continua a far discutere, Cesare Battisti è finito in galera ma sono molti i terroristi italiani ancora latitanti. Almeno una trentina, secondo le stime ufficiali: ventisette ex militanti di estrema sinistra e tre di estrema destra che Paolo Manzo elenca uno a uno nel suo libro, dal taglio giornalistico e dal sapore storico, che ricostruisce la figura del terrorista più ricercato d’Italia, ripercorrendo gli anni della gioventù, degli omicidi, del terrorismo rosso e della fuga di Cesare Battisti, dalle coperture in Francia e poi Messico, Brasile, Bolivia fino all’arresto e al rientro in Italia.

Nelle pagine del libro anche il racconto delle interviste svolte durante la latitanza, del faccia a faccia di Paolo Manzo con il terrorista in Brasile, dove il giornalista vive e lavora. «Mi aspettavo il mostro degli anni Settanta – scrive Paolo Manzo - un genio del male che si portava dentro chissà quali segreti, e invece ero di fronte a un uomo povero e depresso». Di certo, l’epilogo del suo arresto in Bolivia è una vittoria, ma dal sapore amaro. Lunga è ancora la lista dei most wanted, anche per loro si avvicina la nemesi?



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Stefania Caucci
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