ECONOMIA e FINANZA

Come l’Europa, non volendo, fa lo sgambetto alla Cina

November 24 2017
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Le nuove norme antidumping approvate recentemente dal Parlamento Europeo salveranno davvero l'Europa dalla concorrenza sfrenata dei paesi asiatici?

Pochi giorni fa, il Parlamento Europeo ha approvato le nuove norme antidumping per i prodotti importati dai paesi extra europei.

Cosa c'è di nuovo:
- nel decidere le misure antidumping si terrà conto dell'impatto del dumping sociale e ambientale;
- la Commissione dell'UE deve monitorare la situazione nei paesi esportatori. Le imprese dell'UE possono basarsi su queste relazioni per presentare reclami;
- non vi sarà alcun onere di prova supplementare per le società dell'UE nei casi antidumping, oltre all' attuale procedura;
- le piccole e medie imprese saranno aiutate a gestire le procedure;
- tutte le parti interessate, in particolare i sindacati, possono contribuire alle decisioni sulle misure di difesa commerciale.

Quello che il Parlamento Europeo ha approvato è stato un accordo informale sulle nuove norme, raggiunto il 3 ottobre dai deputati e dai negoziatori del Consiglio.

I posti di lavoro e le imprese dell'UE hanno grandi difficoltà a competere con le importazioni a basso prezzo da paesi terzi, che hanno capacità di produzione eccedentarie e economie sovvenzionate, soprattutto nei settori dell'acciaio, dell'alluminio, delle biciclette, del cemento, dei prodotti chimici, della ceramica, del vetro, della carta e dei pannelli solari. Le nuove norme consentirebbero all'UE di reagire a tali pratiche commerciali sleali, puntando sulle importazioni quando i prezzi non sono basati sul mercato a causa di interferenze statali. Gli europarlamentari stanno inoltre negoziando ulteriori piani per aggiornare gli "strumenti di difesa commerciale" dell'UE al fine di aumentare le tariffe sulle importazioni in dumping o sovvenzionate da paesi che non interferiscono in modo significativo nell'economia.

C’è però chi fa un’analisi diversa, che non si focalizza solo sui diritti dell’Europa, ma anche su quelli dei paesi terzi, in particolare della Cina: il professor Michele Geraci, docente di Finanza presso la New York University a Shanghai, da anni in Cina, ha sviluppato un profondo senso critico, sia sulle politiche economiche attuate in Cina, che su quelle attuate in Europa.

Come è possibile leggere sul suo blog nei diversi commenti sviluppati sia sul caso specifico dell’antidumping, sia su tutte le questioni legate al commercio internazionale, il professor Michele Geraci ritiene che ci siano dei vizi, legati a erronee valutazioni e metodi di analisi condotte sul mercato cinese. La crescita della Cina potrebbe rappresentare sì, un problema per l’Europa, soprattutto per quanto riguarda quello che il professor Geraci chiama lo Tsunami Cinese, ovvero la conquista dei mercati da parte della potenza asiatica, ma vede la soluzione non nel blocco delle importazioni, ma piuttosto nel miglioramento delle strategie e della gestione interna dell’Europa, con riferimento soprattutto al suo paese d’origine, ovvero dell’Italia.

Non esiste una verità assoluta per definire se le norme antidumping recentemente approvate siano o meno giuste e se riusciranno a proteggere l’Europa dalla competizione sfrenata dell’Asia, ma potrebbe essere utile uno sguardo più ampio: pensare di eliminare un problema sul nascere, piuttosto che cercare di trovare le sue cause scatenanti, potrebbe far sì che, non solo il problema si ripresenti in un futuro prossimo, ma che non sapremo come reagire e difenderci.



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