ARTE E CULTURA

DEO GRATIAS, Mostra fotografica di Silvia Amodio a Lissone

September 27 2016
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Gli straordinari scatti fotografici di Silvia Amodio aprono la VIII Edizione di Libritudine, il Festival della Letteratura di Lissone. La mostra dedicata al Burkina Faso è curata da Alberto Moioli

L’VIII edizione di Libritudine, il Festival della letteratura di Lissone si apre con la mostra fotografica DEO GRATIAS di Silvia Amodio.
Grazie alla collaborazione con Coop Lombardia si aprirà giovedì 29 Settembre 2016 alle ore 19.00 lo spazio Ex-Osservatorio del Colore di Lissone, sito in via della Pinacoteca 7, la mostra Deo Gratias, con gli scatti che l’artista ha realizzato nel Burkina Faso per un importante progetto umanitario.
Lissone propone le opere che sono state precedentemente esposte alla Triennale di Milano e il libro che la accompagna. A margine di tutto ciò la presenza di tre importanti video, tra i quali l’indispensabile Backstage che mostra l’atmosfera in cui Silvia Amodio ha lavorato sul campo e l’intervista realizzata a Giovanni Gastel sul ritratto sociale.
La mostra resterà aperta fino all’11 ottobre.
L’inaugurazione offrirà anche l’opportunità di incontrare personalmente l’artista.

INGRESSO GRATUITO
Info line: 349/0522793

Apertura:
giovedì dalle 16.00 alle 23.00
venerdì dalle 10.00 alle 13.00
sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00



… in dialogo con l’anima …


Deo Gratias, locuzione latina dall’antico utilizzo e significato, oggi è il titolo di una riflessione fotografica di Silvia Amodio. La selezione delle opere, esposte con grande raffinatezza, rappresenta la dignità del popolo Burkinabè. Quello che possiamo ammirare è il risultato di un viaggio durante il quale l’autrice ha scelto di decontestualizzare il suo reportage, portando con sé un rudimentale set fotografico dove far posare i suoi soggetti che volontariamente hanno mostrato, fieri, il loro modo di essere. Davanti agli occhi di Silvia hanno così sfilato uomini, donne e bambini, spogliati dei cliché classici ai quali siamo purtroppo abituati. Niente miseria, né disperazione, ma grande dignità espressa attraverso sguardi intensi e dettagli che da soli possono raccontare molto di un popolo straordinario. Per Silvia Amodio, che è anche giornalista, raccontare è importante, e in questo caso sceglie di farlo attraverso i dettagli. Un rosario fa intuire la religione, un abito stirato e ordinato l’appartenenza a una classe sociale, le mani di un bambino, nodose come quelle di un adulto, la necessità di lavorare.
In una terra dove il tasso di analfabetismo e la mortalità infantile sono ancora molto alti, la fotografa ha saputo farsi accettare e raggiungere il cuore e l’anima di questo popolo. Gli abitanti dei piccoli villaggi, dove di volta in volta veniva allestito il set, si sono così lasciati riprendere grazie ad un’evidente complicità reciproca. La donna, autentica spina dorsale dell’Africa, appare come una Madonna giunta dalla storia dell’arte e, come la straordinaria “Madonna del solletico” del Masaccio, si staglia simbolicamente su uno sfondo d’oro, trasformandosi in un’icona.
Queste fotografie ci costringono a prendere consapevolezza della condizione umana e a riflettere sulle nostre responsabilità.
Il grande filosofo americano William James una volta osservò: “iniziate ad essere ora quello che vorrete divenire d’ora in avanti” e Silvia Amodio, con l’eleganza, la raffinatezza e lo stile che la contraddistinguono, lo suggerisce in punta di piedi a chi sa ascoltare e guardare anche con il cuore.
Lasciamo che le immagini conversino con la nostra anima.

A cura di Alberto Moioli

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