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FrenckCinema intervista l'attore Daniele Defranceschi: l'internazionalità artistica nel suo Dna

April 2 /2012
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Ciao amici e lettori di FrenckCinema, questa sera voglio passare un pò di tempo con voi presentandovi un giovane attore italiano dalle grandissime qualità.

Ciao amici e lettori di FrenckCinema, questa sera voglio passare un pò di tempo con voi presentandovi un giovane attore italiano dalle grandissime qualità.
Nei giorni scorsi mi sono imbattuto in una breve discussione sul cinema indipendente italiano e li ho conosciuto Daniele Defranceschi, un mio coetano che ha nel cuore la stessa mia passione con la differenza che nelle sue vene scorre del sangue artistico di prima qualità.
Nato a Trieste nel 1975, Daniele ha dedicato i suoi primi 37 anni di vita ad uno mestieri più vecchi di sempre, la sua giovane età però nasconde più di quanto sembri, sin da piccolo ha cercato in tutti i modi di contaminare il suo bagaglio artistico studiando in più scuole di pensiero, dagli Usa alla Italia passando per la Spagna.
La sua formazione artistica ha radici in più nazioni, negli Usa per esempio ha studiato al Theatre of Arts - Act Hollywood di Los Angeles e al New York Film Academy, in Spagna al Central de Cine di Madrid e al NAI con Inaki Arrieta, in Italia invece al Teatro Primo Studio di Milano e al T Studios di Gorizia.
Tutte esperienze che ne hanno formato un talendo indiscusso pronto ad esplodere da un momento all'altro, nella sua carriera spesso si è divertito a recitare in cortometraggi di varie nazionalità, da ricordare lo spagnolo Anonimos (2011) e lo statunitense Common Sense (2009) , tra l'altro anche sceneggiati da lui stesso.
Nel 2008 Daniele ha partecipato all'unico lungometraggio al momento nella sua carriera intitolato Ser o Estar di Wilson Stiner, una produzione in collaborazione tra Usa e Spagna.
Con lui mi sono dilettato in molti discorsi inerenti alla situazione del cinema internazionale ed in special modo di quello italiano fermo da fin troppo tempo ai nastri di ri-partenza dopo il periodo d'oro degli anni di Federico Fellini e company.
La discussione tra me e Daniele la potrete trovare trascritta di seguito dopo questo breve video che fa da vera e propria presentazione del suo talento.
Molte e troppe volte purtroppo dispiace vedere talenti cosi dotati scappare fuori dal nostro paese ancora troppo legato alle sue tradizioni per accettare le innovazioni e le piccole scommesse.
In questo video potrete ammirare alcune scene ottimamente montate della sua breve, ma intensa carriera fatta di viaggi, contaminazioni artistiche internazionali e una padronanza pazzesca della lingua italiana, spagnola e inglese unita ad una gestualità e un'espressività non indifferente.



Ecco la breve intervista a Daniele Defranceschi:

Frenck : Come ti sei trovato a studiare più scuole di pensiero internazionale per lanciare la tua carriera?

Daniele: Ero convinto sin dall’inizio che qualsiasi artista avesse quasi l’obbligo morale di farsi influenzare da più culture possibili. Penso che il campanilismo sia il peggior nemico dell’arte. E quindi, al di là delle mie preferenze verso il cinema americano, sono andato a studiare in diversi paesi il loro modo di recitare e di fare cinema. Non è tanto la lingua a cambiare ma piuttosto l’approccio verso tutto quello che rappresenta la settima arte. E di differenze ce ne sono tante. In ogni paese ci sono i pro e i contro, è ovvio, ma avere dentro di sé tutti questi colori aiuta senz’altro. Apre la mente. Rende flessibili. Lo dovrebbero fare tutti.

Frenck: Se dovessi scegliere tra il cinema spagnolo, americano o italiano dove punteresti per il futuro della tua carriera?

Daniele: Nel presente sceglierei il cinema americano, viva la banalità. Purtroppo noto che Hollywood sta attraversando un periodo con poche idee originali e puntano quindi molto sui remake e sui sequel, ma continuo ad apprezzare la passione con cui fanno il loro mestiere. Mi verrebbe da dire che gli americani mettono nel cinema la stessa passione che noi italiani mettiamo nella cucina. E temo che lo stesso discorso si possa fare al contrario, a volte mi sembra che il nostro cinema rappresenti il fast-food dell'industria. La seconda scelta cadrebbe su quello spagnolo. Pur vivendo una pesante crisi, gli spagnoli continuano a scommettere su tutti i generi, dall’animazione alla fantascienza, dal cinema più indipendente ai blockbuster internazionali. Anche gli inglesi e i francesi degli ultimi anni mi interessano. Il cinema italiano invece, mi sembra sia fermo da molti anni. Più che dalla crisi, penso dipenda da un fattore sociale e culturale. Ma è solo questione di tempo prima che le cose cambino.

Frenck: Hai in mente di intraprendere il ruolo di regista nel tuo futuro?

Daniele: Mi sto avvicinando molto lentamente. Mi interessa molto l’intera produzione, dalla sceneggiatura fino al montaggio finale. Ma mi manca quasi tutta la parte tecnica necessaria. Quindi per il momento mi limito a scrivere e interpretare. Poi, quando mi sentirò pronto, comincerò magari con piccoli progetti amatoriali e vedrò cosa succede.

Frenck: A quale artista italiano o internazionale ti ispiri nel tuo lavoro?

Daniele: Di volta in volta, a seconda del personaggio che devo interpretare, mi ispiro e rubo ai più grandi ma, se penso al mio profilo e alla carriera che vorrei seguire, guardo ad attori come Mark Ruffalo o Sam Rockwell, tra gli altri. Di attori italiani bravi ne abbiamo. E non parlo solo di Giancarlo Giannini, ma anche delle nuove generazioni. Ora manca solo poter dar loro la possibilità di esprimersi in produzioni di alta qualità. Incrocio le dita. Anche per me...

Frenck Coppola

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