ECONOMIA e FINANZA

Maurizio Del Savio, occorre più chiarezza dal Governo e capacità di gestire le imprese con più testa e meno pancia

June 5 2020
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Siamo nella Fase 3: non è ancora prevedibile quali saranno le conseguenze sull’economia e quanto tempo occorrerà per tornare alla stabilità, o quantomeno a una “nuova normalità”. Le imprese fanno fatica e ripartire e a riorganizzarsi, talvolta colte anche dallo sconforto, dal crollo di fiducia verso il Governo, e preoccupate da una prospettiva futura non rosea. Abbiamo chiesto a Maurizio Del Savio (Direttore generale emerito di 2 istituti bancari), data la sua prolungata esperienza nella realtà umbra, di inquadrare la situazione attuale particolarmente difficile per le PMI.

Siamo nella Fase 3: non è ancora prevedibile quali saranno le conseguenze sull’economia e quanto tempo occorrerà per tornare alla stabilità, o quantomeno a una “nuova normalità”.
Le imprese fanno fatica e ripartire e a riorganizzarsi, talvolta colte anche dallo sconforto, dal crollo di fiducia verso il Governo, e preoccupate da una prospettiva futura non rosea.

Abbiamo chiesto a Maurizio Del Savio (Direttore generale emerito di 2 istituti bancari), data la sua prolungata esperienza nella realtà umbra, di inquadrare la situazione attuale particolarmente difficile per le PMI.

Che Umbria e che Italia immagina per i prossimi mesi?

Sicuramente sono molto preoccupato per il tessuto di piccole imprese che caratterizza la nostra struttura economica: erano mediamente deboli prima delle crisi con poco patrimonio proprio e dipendenza dal credito bancario, il calo o addirittura lo stop al fatturato di questi mesi e la difficoltà per molti a recuperare i livelli precedenti il Covid potrebbero essere fatali.
In Umbria poi settori come quelli legati al turismo ed al commercio al dettaglio avranno anche un significativo aumento dei costi conseguente alle disposizioni sulla distanza di sicurezza ed alla frequente sanificazione degli ambienti.

Liquidità alle imprese: le proposte di Governo sostanzialmente invitano le aziende ad indebitarsi per fronteggiare l’emergenza, delegando le banche la valutazione del merito di credito.

Come considera le misure per la liquidità?

Purtroppo sono “prestiti”, debiti che si andranno a sommare alle posizioni debitorie esistenti e sebbene a tassi molto bassi arriveranno nuove rate da pagare che si sommeranno alle rate dei vecchi mutui.
Inoltre l’accesso al credito non risulta agevole perché la banca farà comunque una valutazione del merito creditizio e questo creerà scontento e sconcerto tra i molti che resteranno esclusi; purtroppo la comunicazione che è arrivata da fonti governative non è stata chiara avendo detto che la valutazione del merito creditizio non ci sarebbe stata.
Per fare questo Governo e Banca d’Italia dovrebbero cambiare le norme vigenti.
Inoltre la burocrazia dalle banche (con qualche rara eccezione) ai vari Mediocredito, Sace etc sarà sempre molto presente a rallentare il tutto.
Vedo anche molto “fumo” tipo i 30 milioni stanziati per gli agricoltori: 30 mila euro a testa a tasso zero! Ma 30 milioni coprono 1000 pratiche in tutta Italia, ora se pensiamo che solo in Umbria le imprese agricole femminili sono circa 5000 mi sembra più una lotteria che un intervento.

Quale sarà il ruolo delle banche legate al territorio?

Fondamentale, peccato che non ci sono più banche locali. In Umbria restano due piccole BCC che la riforma del credito cooperativo ha costretto a raggrupparsi in due gruppi nazionali.
Questi gruppi nazionali sono grandi ed importanti ma proprio per questo sono soggetti alle stesse regole delle grandi banche ed alla Vigilanza della BCE, per osmosi quindi anche le BCC umbre devono seguire le stesse regole di tutte le altre banche, senza differenza e con strutture molto più piccole.
Peccato perché altri paesi ( con gli Stati Uniti in primis) si tengono ben strette le loro banche di comunità che sono, a mio avviso, le sole veramente interessate a sostenere l’economia reale.
“E’ la finanza, bellezza”.

Quali saranno le priorità per chi fa impresa?

Ci vorrebbero consulenti indipendenti e/o commercialisti con più tempo da dedicare alle imprese, ed imprenditori meno “testoni” e disposti ad ascoltare per imparare a gestire le realtà piccole o grandi con maggiore razionalità, con più testa e meno pancia.
Capire dove si guadagna e dove si perde. Sapere quanti soldi servono e quanti ne serviranno per la mia azienda oggi e nei prossimi mesi (“Pe’ cantà ce vò la voce”).
Con le idee chiare si potrà colloquiare meglio con la banca ed ottenerne l’appoggio.

Quale il suo consiglio per Governo e Istituzioni?

Uscire da uno stato di campagna elettorale permanente, rischiare iniziative anche impopolari, parlare chiaro alla gente per chiedere i sacrifici necessari spiegando il perché e dove si vuole arrivare:
Quindi pensare al nuovo lavoro del futuro…



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