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Ogni mattina (Aspettando la Biennale)

March 26 2019
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Video pensieri ad alta voce alla Galleria ItinerArte di Venezia

Ogni mattina: Video pensieri ad alta voce
Evento della rassegna ASPETTANDO LA BIENNALE

Avrà luogo sabato 30 marzo 2019, alle ore 19, presso la Galleria ItinerArte, a Venezia, Rio Terà de la Carità – Dorsoduro 1046, la video-performance “Ogni mattina”, liberamente ispirata a un racconto di Dylan Thomas, nell’ambito della rassegna “Aspettando la Biennale”, e in concomitanza con le tre mostre personali di Albani, Gamba e Hold.

Qui di seguito una breve presentazione dell’evento.

OGNI MATTINA
a cura di G'art [galleria delle arti]

Uno spaccato ordinario di vita. Uno spaccato psicotico di vita.
“Ogni mattina” si può tradurre al medesimo tempo nel “tutto” e “contrario di tutto” di un'esistenza. “Ogni mattina” pone l'accento su una quotidianità che si trasforma in sofferenza, alienazione, caos, esplorando il limite entro cui la condizione di normalità può essere definita folle.

Ma qual è il senso comune di follia? Se “il folle” è colui che mostra costantemente le sue difficoltà di adattamento nei confronti della società in cui vive, la connotazione di follia non potrebbe essere il tratto distintivo della maggior parte degli uomini di oggi?

“Ogni mattina” ruota intorno a una donna e alle sue debolezze, ai trascorsi non risolti, ai sogni inespressi. Un dialogo intimo, che convertito in metafora del non accaduto, assume le sembianze di una se stessa adolescente ancora non viziata dal logorante susseguirsi di “ogni mattina”.

Rivisitazione di ”Il topo e la donna” un racconto di Dylan Thomas interpretato dalla voce graffiante di Alessio Bortot (“un architetto prestato al teatro”, come si definisce lui). Scenografia video realizzata da Beo Peraldo, videomaker e docente di Educazione al Linguaggio Audiovisivo, Scandicci (Fi).

Ingresso libero.

Contestualmente, prima e dopo la video-performance, sarà possibile visitare le tre mostre allestite nei due spazi della Galleria e inaugurate sabato scorso 23 marzo, ovvero:

Paola Albani, Le città invisibili

Le Città Invisibili di Paola Albani hanno nomi di donna dall’andamento classicheggiante, sulla falsariga delle Città Invisibili di Italo Calvino, l’opera a cui si ispirano sotto molteplici aspetti, ben al di là del titolo. Innanzitutto assistiamo ad un analogo approccio “combinatorio” di reminiscenza strutturalista: i singoli elementi di cui si compone ogni singola opera e poi le singole opere in relazione tra loro si offrono al fruitore in un gioco aperto, in cui il significato nascosto necessita di un intervento che vada oltre la sintassi per essere compreso. E poi è analogo anche lo stile, rarefatto e minuzioso come quello dello scrittore. E più si dilata lo spazio in cui galleggiano i singoli, rari elementi compositivi, e più si dilata anche il tempo di fruizione e si condensano, si stratificano e riverberano i possibili significati evocati da queste miniature astratte. E identico infine anche il paradosso che soggiace all’intera operazione: così come nel libro di Calvino Marco Polo racconta e “rivela” a Kublai Khan le città del suo regno sterminato con parole e descrizioni frutto solo dell’immaginazione, così noi, fruitori di queste minuziose fantasmagorie su carta, veniamo catturati dal fascino discreto di forme semplici e consuete al tempo stesso sottilmente spiazzanti
Virgilio Patarini


Paola Gamba, Giro-Tondi

In questa mostra presentiamo tutta una serie di “tondi” realizzati da Paola Gamba negli ultimissimi mesi, che a questo tipo di supporto, così poco convenzionale, specie in ambito astratto, l’artista veneta ha quasi interamente dedicato la sua ricerca più recente. Come già ho avuto modo di scrivere: “la pittura di Paola Gamba scaturisce da un’originale e inquieta sintesi tra un’esigenza apollinea di ordine e organizzazione dello spazio visivo e impulsi dionisiaci che producono guizzi di colore, segni, macchie, accensioni improvvise di luci endogene che ne scardinano la rigidità” (vedi “Cross Over”, ed. Giorgio Mondadori, pag. 271). Tra questi due opposti si gioca da sempre la partita dell’artista vicentina, ma forse il gioco, dopo anni di sperimentazione, era diventato per lei troppo “facile” se condotto sempre all’interno rassicurante e convenzionale del quadrato o del rettangolo, che già a priori offrono il solido sostegno compositivo dei due assi ortogonali, mentre il tondo non offre alcun appoggio, sfugge, obbliga l’artista a girargli intorno e a inventarsi, a cercare nuovi equilibri. In questo modo, utilizzando, come ho già fatto, la metafora musicale diremo che tutto ciò determina un nuovo «ritmo» delle composizioni, più “avvolgente” di un tempo, una danza a spirale o in girotondo. Danza di Apollo e Dioniso che si rincorrono senza fine, in girotondo, nella spirale inquieta e vertiginosa di un irraggiungibile equilibrio tra ragione e sentimento.
Virgilio Patarini


Michelle Hold, Fragile Beauty

“(…) Per poter cogliere appieno il senso del vivere, bisogna (…) considerare profondamente il mondo che ci circonda, diventando una cosa sola con l’universo, in modo da intenderne l’essenza, indagarne la natura o trarne sviluppi e conseguenze. Il raggiungimento di questa identità spirituale è ciò che si prefigge Michelle Hold in questa serie di lavori, che sono raccolti sotto un titolo particolarmente significativo, Fragile Beauty. Siamo infatti parte di una bellezza straordinaria che tendiamo, talvolta, a trascurare, rendendola fragile. L’artista ci manda dunque un messaggio, invitandoci ad una unione panica con la natura: il suo scopo è ricordare ad ognuno di noi che l’unica possibilità di sopravvivere in questo continuo fluire è diventare cosa sola con il creato, riscoprendo quel senso di appartenenza che da sempre ci connota, ma che sembra sparire in questo mondo. (…). Michelle sembra far sue le parole del filosofo Michel de Montaigne, che scrisse “La natura non è altro che una poesia enigmatica”: riesce infatti a dar voce a questa poesia e si fa mediatrice dei suoi enigmi, lasciandoci la possibilità di comprenderli appieno con le capacità che ci sono proprie.”
Federica Mingozzi

Per il calendario completo della rassegna e ulteriori approfondimenti clicca qui:
https://www.zamenhofart.it/aspettando-la-biennale-venezia-2019/



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