ARTE E CULTURA

Opera al nero: sei teste e dodici mani

January 2 2018
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Arrivare all’uomo attraverso l’arte Nella sede della comunità terapeutica dell’Oikos, nelle Marche, in un convento a Castelplanio, questo pensiero si è fatto strada materializzandosi nel manufatto che l’artista 30 enne Andrea Papini ha realizzato con la “complicità” di un gruppo che lì risiede: “Opera al nero“.

L’ESPERIENZA
«Abbiamo iniziato dal caos creando un’origine – spiega Andrea Papini -, senza un’idea predefinita, in libertà con i pensieri personali di ognuno. Concentrati, però, su dei piccoli fogli, su alcune immagini. Ognuno ha poi fatto dei “pezzi” con il materiale che portavo. Come se iniziassimo a parlare. Nel corso del tempo ho visto che era molto meglio lavorare insieme, mischiare questa energia. Nell’opera c’è qualcosa di ognuno di loro».

«Volevo qualcuno – continua – che non avesse un’idea estetica e formale dell’arte. E ho avuto questa opportunità, di entare in contatto con questo gruppo e ho potuto osservare il lavoro che di volta in volta andava avanti. Prima ognuno per sè poi tutti insieme e io sempre con loro: così l’opera conclusa ha preso corpo strada facendo.
La scelta di fare il lavoro nel laboratorio dell’Oikos e supportata dalle Officine Ugarage di Stortoni Mirko «è dovuta al fatto principale – sottolinea Papini – di poter far passare un’opera sotto la scrematura di altre persone. E se l’opera d’arte è un mezzo perché il fine è sempre l’uomo, fa capire Andrea Papini «il significato di questo progetto è quello di incidere te stesso, attraverso il metallo, non il metallo cosicché l'opera non diventa il fine ma un mezzo». soltanto un mezzo.



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