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Opere d’arte, da Torino arriva la TAC per il loro restauro

October 9 2017
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Dall’Università di Torino arriva la TAC del futuro per i beni culturali, un’innovazione scientifica nel restauro mobili antichi e opere d'arte.

L’uso della tecnologia avanzata rappresenta senza dubbio uno strumento fondamentale ai fini del restauro di manufatti lignei ed opere d’arte, ma anche nel caso di un trattamento antitarlo e di opere d’arte. E proprio per quest’ultime arriva da Torino una scoperta scientifica davvero rivoluzionaria: nel corso del G7 a Venaria dei giorni scorsi, infatti, è stata presentata la TAC per le opere d’arte, un vero e proprio toccasana per l’immenso patrimonio artistico italiano.

L’intensa ricerca condotta negli ultimi anni dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino, insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, ha portato alla progettazione e realizzazione di un nuovo apparato per radiografie digitali e termografie computerizzate finalizzato alla diagnostica delle opere d’arte.
Si tratta di una strumentazione all’avanguardia che consentirà di ottenere informazioni dettagliate circa il loro stato di salute e, soprattutto, indicazioni ben precise sulle tipologie di intervento da effettuare. Un’idea, quella della TAC del futuro, partita dall’Ateneo torinese ma estesa anche a tutte le comunità scientifiche internazionali in un contesto di Scienza Aperta.

Il Dipartimento di Fisica dell’Università del capoluogo piemontese, infatti, partendo dalla macchina già esistente, ha già avviato una serie di progetti scientifici e collaborazioni con enti pubblici e aziende private, allo scopo di realizzare un nuovo macchinario specializzato in radiografie digitali e tomografie computerizzate per i beni culturali in grado di esaminare oggetti e manufatti di grande dimensioni. Per questo motivo gli stessi ricercatori metteranno a disposizione dell’intera comunità scientifica le loro conoscenze, nonché tutta la documentazione del progetto consistente in calcoli, disegni, piani e test.

Altro aspetto fondamentale di questa ricerca è la mobilità, in quanto l’apparato è stato progettato per essere facilmente trasportato sul luogo dove è conservato il bene artistico, soprattutto nei luoghi colpiti da catastrofi naturali e da conflitti bellici, evitando ulteriori danni causati dagli spostamenti.

Insomma, è appropriato definire la TAC del futuro per i beni culturali un grande passo in avanti dal punto di vista della diagnostica in questo campo, e nulla esclude la possibilità che possa essere estesa anche al restauro mobili antichi, un’attività che richiede un’accurata mappatura del degrado del legno prima di individuare gli interventi necessari.



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Alessandro Farucci
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