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Sicurezza, cresce in Italia il settore vigilanza privata in senso stretto

August 6 2018
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Sicurezza privata, nel 2017 cresce il settore con la vigilanza privata disarmata. Ancora molto da fare, invece, per la certificazione vigilanza privata.

La sicurezza privata assume sempre maggiore centralità nella vita economica e sociale del nostro Paese. Se da una parte permangono molte criticità dal punto di vista contrattuale e dell’inquadramento, con un numero cospicuo di società che non hanno ancora avviato l’iter di certificazione istituti di vigilanza, dall’altra il settore registra una crescita imponente.

Secondo il rapporto congiunto Censis-Federsicurezza, nel 2017 il comparto vigilanza privata in senso stretto conta 1.594 imprese (+2,4% rispetto al 2016) per un totale di 64.443 dipendenti (+3,2% sul 2016) e una media di 40 operatori per azienda. Un incremento ancora più significativo se confrontato con i dati del 2011: +11,3%. Un boom giustificato sì da una maggiore richiesta di sicurezza dei cittadini, ma soprattutto dal notevole incremento del personale non armato, in risposta ad una crescente domanda di piantonamento e portierato senza pistola.

E sono proprio i servizi fiduciari non armati quelli ad aver registrato un trend di crescita davvero impressionante: stando alle stime del Censis, nel 2017 sarebbero 1.424 le imprese (+562,3% rispetto al 2011 e +22% sul 2017), con il numero dei dipendenti quasi settuplicato rispetto al 2011: da 3.478 si è passati ai 21.761. Altro dato curioso è quello della presenza degli istituti di vigilanza in senso stretto, che si trovano quasi tutti al Sud (49,2%) dando impiego al 27,6% del totale degli addetti nel nostro Paese.

In sostanza, la sicurezza privata in Italia, settore nel quale Emq-din Srl opera in qualità di organismo accreditato per il rilascio della certificazione vigilanza privata, si presenta ancora frammentato e caratterizzato prevalentemente da piccole società. Le grandi imprese, ovvero quelle che contano oltre 250 dipendenti, sono in tutto 44 e rappresentano infatti solo il 2,8% del totale. Tuttavia, il processo di fusione e acquisizione a cui stiamo assistendo negli ultimi anni porterà quasi sicuramente a una polarizzazione di quote importanti di mercato.



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Alessandro Farucci
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