TURISMO
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Scoprire Arezzo e il Casentino non solo d'estate

09/09/19

Vi sono in Toscana alcune zone ancora poco conosciute e frequentate

Il turismo in Toscana è in crescita e crescono gli arrivi internazionali che non si limitato al periodo estivo. Trascorrere il Capodanno in Toscana, nelle città d'arte e nello specifico a Firenze è sempre più “di tendenza”.
Ci sono però alcune zone ancora poco conosciute e frequentate, tra cui Arezzo e il Casentino.
Il Casentino è una zona appenninica della provincia di Arezzo, al confine con l’Emilia-Romagna. E’ una zona di una bellezza selvaggia, da sempre frequentata da santi ed eremiti, una zona di meditazione, con poco turismo esclusivamente estivo.
Due sono i modi di accedere al Casentino: arrivando da Arezzo soft e progressivo, arrivando dall’Emilia-Romagna tramite la Ravenna-Orte ed inerpicandosi.
Nel Casentino tappe obbligatorie sono: il santuario francescano La Verna e Camaldoli con l’eremo e il monastero dei camaldolesi.
Il santuario de La Verna è un luogo incredibile, immerso nelle foreste, dove girato l’angolo sei lontano dalla "civiltà" ma nelle stesso tempo è un luogo di una bellezza unica con una vista mozzafiato sulle valli sottostanti, in un complesso monumentale ricco di storia e di opere artistiche di immensa importanza e bellezza.
Ci arrivai d’estate in macchina dall'Emilia-Romagna, attraversando boschi incontaminati, senza incrociare nessuno lungo le strade. Mi attraversò la strada una famiglia di cinghiali. Immaginate di arrivare in queste zone d’inverno, magari con la neve e senza mezzi di trasporto contemporanei.
Scendendo verso Arezzo si scende nella “civiltà”. Arezzo è una delle poche province toscane ancora non prese d’assalto dal turismo.
Questo non vuol dire che sia una città minore. Ovviamente se non siete mai stati in Toscana come posso non consigliarvi prima Firenze, Lucca, Siena, Pisa, San Gimignano, Pienza, Cortona, … ma Arezzo e il Casentino hanno un fascino particolare soprattutto se vi piace la montagna e i luoghi di meditazione, la vita spartana e il cibo “di una volta”.




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