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Il Festival di Sanremo al PD, le elezioni a Giorgia Meloni

Per giorni il Festival di Sanremo ha monopolizzato l'attenzione dei media italiani, per le canzoni? No, piuttosto per i messaggi di propaganda di vario genere infilati in modo più o meno esplicito nei contenuti della manifestazione proposti al pubblico televisivo. Per carità tutto è utile per fare audience e vendere spazi pubblicitari pero' viene da pensare che se la politica, nella fattispecie quella che governa la Tv pubblica, si riduce a farsi spazio tra canzonette, baci omosex più o meno finti e amplessi simulati più o meno cul-turali, allora possiamo concludere che siamo caduti veramente in basso.

FotoLa politica, o almeno quello che ne rimane, ha poi ripreso il sopravvento con le elezioni regionali in Lombardia e Lazio e qui tra astensionismo, molto, e partecipazione, poca, l'unica che può veramente cantare con piacere è il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel mio articolo sul Nuovo Giornale Nazionale una riflessione sul voto e non solo.

E' appena terminato il Festival della canzone italiana tra baci omosex e sermoni contro l'Italia razzista, detto da chi ha fatto fortuna e soldi in questo Paese arrivando a vestire, meritatamente, la maglia della nazionale di pallavolo. Qualcuno lo ha definito il festival dell'opposizione utilizzato per lanciare messaggi espliciti e subliminali contro il Governo e la sua visione di Nazione, con tanto di spettatore di eccezione nella persona del Presidente della Repubblica.

L'esemplificazione mediatica di un mondo dove l'analisi ed il ragionamento sono sostituiti dalla narrazione, dallo spettacolo, dalle immagini e poche parole, spesso secondarie alle immagini.
Narrazione continuata sui social dove giornalisti come Paolo Berizzi hanno passato giorni a lanciare messaggi contro il Governo utilizzando reminescenze storiche su stemmi della XMas, aquile e simboli vari, fino al tentativo di prendere a martellate simboliche i busti del Duce conservati dal Presidente del Senato e ricordo del padre.

Non da meno il parlamentare Pd, ex Forza Italia, Elio Vito che con i suoi tweet lancia Fedez come vate ispiratore della sinistra per poi scagliarsi anche lui contro gli ignari busti del Duce in casa LaRussa che, secondo Vito, dovrebbe scegliere tra fare il Presidente del Senato o il collezionista di busti marmorei. Viene da chiedersi se sia opportuno, secondo questa logica, che il Ministro degli Esteri Tajani sieda comodo nella sua scrivania dentro all'ex Palazzo del Fascio ora sede del Ministero degli Esteri ma, per il momento, ne Berizzi ne Elio Vito hanno evocato l'editto di demolizione del Palazzo alle pendici del colle della Farnesina.

Chiuso il sipario del Festival si è aperto quello dei seggi elettorali che hanno formulato due verdetti; uno è quello dell'astensionismo e l'altro la vittoria netta e indiscutibile di Fratelli d'Italia, l'unico partito politico rimasto in Italia e del suo leader Giorgia Meloni.

Per quanto riguarda la disaffezione al voto degli italiani non c'è onestamente da meravigliarsi, negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una politica di basso livello e Governi che hanno visto protagonista il Partito Democratico pure quando ha perso le elezioni, ovvio che la gente preferisca andare al mare, anche se in inverno, piuttosto che andare a votare.

Per quanto riguarda il risultato delle elezioni in Lombardia e Lazio la vittoria vera è del partito del Presidente del Consiglio che consolida il suo primato e la coalizione perché ai partiti alleati FI e Lega conviene ora seguire la scia del successo piuttosto che mettere i bastoni fra le ruote alla Meloni.
Fratelli d'Italia può quindi aumentare il distacco nei confronti dei partiti avversari e dispiegare azioni su larga scala in base ad una visione per il Paese come Nazione sovrana dove ci sia il giusto mix tra Stato sociale e sinergia coi privati e dove l'Italia torni ad essere influente in quello che gli antichi romani definivano Mare Nostrum, da tempo diventato mare degli altri dove Russia e Turchia navigano a gonfie vele sopra all'intreccio di cavi sottomarini che consentono al mondo di viaggiare dal reale al virtuale, dal presente al futuro.

In questa prospettiva si può comprendere la posizione atlantista del partito di Giorgia Meloni che ha chiaro il concetto del ruolo della NATO nel nuovo assetto europeo dove a nord est si ricava un ruolo importante la Polonia e a sud si aprono prospettive interessanti per l'Italia, mentre l'asse Germania Francia appare traballante e sicuramente poco gradito agli USA, impero da tempo in declino ma pur sempre determinante per le sorti europee.

La crisi dell'opposizione, che vede il tracollo del Movimento 5 stelle, rimasto fermo ai bonus elemosina senza alcune visione per il Paese, da la possibilità a Giorgia Meloni di proseguire sulla strada che potrebbe portare alla nascita di un partito conservatore e riformista di respiro europeo che potrebbe preludere ad una fase nuova e molto più stabile per la politica italiana.
E l'opposizione? Visti i commenti dei leader di quei partiti in questi giorni, vista la mancanza di ideali, valori e della conseguente ideazione politica, viene da dire con una estrema sintesi che dopo il Festival di Sanremo l'unica a poter cantare è Giorgia Meloni.



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