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Trentin: Il monito dei codici a barre

September 14 2021
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Dalla massificazione contemporanea il grido di allarme per la ricerca di una nuova individualità

Pensare alla propria identità e avere ancora la forza e il desiderio di distinguersi. Ma come si trasmette la propria individualità?
La globalizzazione ci conduce inevitabilmente a linguaggi codificati, stereotipi del pensiero che ci rendono avulsi dalle nostre stesse sensazioni. Rischi questi che Fabrizio Trentin, artista bresciano, ha colto da tempo trasformandoli nel soggetto esclusivo delle proprie tele.
I codici a barre non sono solo un elemento di originalità che campeggia sulle opere di questo autore contemporaneo, ma fungono da estremo grido di protesta contro la massificazione delle sensazioni e l’incapacità di creare distinzioni evidenti fra un soggetto e l’altro.

Trentin utilizza il mezzo dell’arte come monito, esortando ad una reazione contro l’incombente minaccia di assuefazione. Le sabbie mobili del consumismo ci stanno divorando l’anima, le idee, i sogni. Linee e numeri, nell’accezione che ne fa il codice a barre, diventano muti inganni del nostro vivere.
Freddo, inespressivo, senza possibilità di modificare lo schema, il codice a barre è infatti l’emblema di una dissoluzione interiore che agisce tacita, sotto pelle, e rimarca un malessere non immediatamente percepibile: una vita uniformata, senza possibilità di appello alle proprie risorse emotive. Eppure Trentin rinviene ancora degli spiragli e ad essi si aggrappa per rilanciare la sua sfida.
La sensibilità dell’artista gioca un ruolo fondamentale così come anche la sua facoltà di scegliere i colori, di combinarli ed estrapolarli da ogni possibile catalogazione.

Trentin si auspica che l’uomo fuoriesca dal fenomeno di lenta standardizzazione del mondo contemporaneo e torni a diramare messaggi carichi di intensità. E per farlo parte proprio dall’anonima forma di espressione dei codici a barre, donando loro una insolita quanto apparentemente contraddittoria vitalità.
Essi divengono cioè i reali protagonisti dei suoi dipinti (e quindi del suo messaggio) assurgendo a testimoni di una rinascita che emerge dalla stessa realtà senza bisogno di trovare vie di fuga. Non ci sono dunque falsificazioni in atto, bensì presa di coscienza che si fa impegno per un nuovo racconto, una nuova scoperta e al contempo una nuova interpretazione del presente.
Se gli input rimangono invariati, a trasformarsi è proprio la capacità di ognuno di recepirli, adattarli, rendendoli confacenti alle proprie esigenze. Il codice a barre, da marchio “appiattito” della realtà, si carica di un rinnovato significato sociologico che trova nel colore e nei canali espressivi dell’arte la sua forma più evocativa e autentica.



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