ARTE E CULTURA
Comunicato Stampa

"I numeri per dirlo". Martino Cusano in mostra

23/11/11

L'ultima mostra in caledanrio per l'anno 2011 del fotografo e light designer Martino Cusano. L'inaugurazione è per sabato 10 dicembre, dalle ore 18,30, presso la Galleria RILIEVI contemporary art di Roma

Sono 287 i volti, ritratti in bianco e nero. Altrettanti i numeri, sempre diversi, a segnare la pelle di ognuno. Sono “I numeri per dirlo”.
Lo schema di ripresa fisso ha informato la ricerca: pellicola medio formato, inquadratura e luce costanti su fondo neutro, obiettivo 120 mm con tubo di prolunga.
Sospeso il pregiudizio selettivo del fotografo, le persone hanno scelto di partecipare, invitate a porgere il profilo sinistro e ad indossare il numero. Ritratti. Ognuno mette in atto una rappresentazione, facendo proprio lo spazio, la luce, l'inquadratura comuni. Facendo proprio il numero, che vediamo nitidamente piegarsi, farsi mero testimone di personalità. Numeri portati al guinzaglio, da abili indossatori. Identità comuni, aperte al riconoscimento di chi guarda; il punto di ripresa molto ravvicinato infrange la sfera di protezione del soggetto, ogni scatto è un atto di accoglienza, è relazione, che invita a prendere parte, mentale ed emotiva. Ogni ritratto è rappresentazione di sé e inevitabilmente di una categoria, di una inclinazione, di un dato ordinario. E' Insieme effige e simbolo. Un progetto corale, per premesse ed esiti di ricerca.
Se realizzare l'indagine ha significato stabilire con il mondo una relazione di investigazione sperimentale, osservare queste immagini oggi è fare un viaggio di riflessione intenso, che ha bisogno di agilità. E' un esercizio mentale stuzzicante.
Il punctum contro il quale lo spettatore si scontra, ad ogni scatto, è una apparente dicotomia: da una parte il numero, marchiato su ogni volto, emblema di disumanizzazione. Il tabù culturale. Di contro l'evidenza urlante dell'individuo, che immancabilmente colpisce, attrae, emoziona, invita ad entrare. “I numeri per dirlo” è un progetto-concetto, che svela il conflitto e ne evidenzia al contempo la soluzione. Lo scontro si scioglie nella eloquenza di un panorama sufficientemente differenziato di umanità, in grado di provare la unicità irripetibile e imperscrutabile di ogni persona, a partire dal ventre materno. Fermandosi davanti a questo tipo di documentazione ci si sorprende a inseguire vite che non potrebbero mai confondersi e che pure ci sembra di riconoscere. Il ritratto ha una peculiarità spirituale, come esito che conduce in unità le molteplicità degli elementi del mondo. Il volto sintetizza il coesistere delle cose nello spazio e nel tempo all'unità di una immagine, di un concetto, di un pensiero. In ognuno di questi volti c'è il Tutto. Lì è custodita la forza di cui sono portatori, rispetto agli intenti del progetto, al di là di ogni significato di rappresentazione. Tutti esprimono l' intensità di un universo unico e insieme condiviso, con una storia davanti e dietro di sé. Febbrile farsi portare via dalle libere interpretazioni che le persone coinvolte hanno affermato, dare respiro agli sguardi, lasciarli parlare. All'inizio del suo saggio sul significato estetico del volto, Georg Simmel scriveva che “il ruolo incomparabile che spetta al volto umano nella cerchia degli interessi delle arti figurative” è determinato “dal fatto che nella forma del volto l'anima si esprime nel modo più chiaro”. Cosa volete che sia un piccolo numero al cospetto di tanto? Un decoro, un segno da indossare. E' il numero anzi a farsi testimone di unicità, a riempirsi dello spirito del soggetto, a denotarsene. Portatori sani di numero, questi individui.
“I numeri per dirlo” smentisce il concetto di ripetizione o catalogazione delle premesse e tocca al centro un cardine del nostro background culturale. E' la rivincita del principio di unicità sulla standardizzazione del pensiero indotta da archetipi comuni che qui assistiamo crollare, nella evidenza della forza vittoriosa e irrefrenabile che attiene al mistero infinito dell'esistenza.



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