ARTE E CULTURA
Comunicato Stampa

Il Pane della vita - Mostra di incisioni

13/03/18

In mostra verranno esposte una ventina di incisioni (inedite) disposte secondo un ordine logico che segue il discorso dell'argomento presentato che inizia con l'incisione del "pane" e terminerà con una tela ad olio "Vita". Nella bacheca in plexiglas verrà esposto anche l'ultimo libro d'artista "A te" realizzato nel 2017. Questa mostra deve essere intesa come una prima tappa del progetto "Il pane della vita".

FotoIl Museo della Stampa e Associazione Pro Loco di Soncino (CR) presenta dal 24 marzo al 15 aprile 2018 la mostra personale di incisione di Daniela Savini, presentazione di Federica Vettori, storico dell'arte e critico ufficiale dell'Associazione Nazionale Incisori Contemporanei di Treviso.
In mostra verranno esposte una ventina di incisioni (inedite) disposte secondo un ordine logico che segue il discorso dell'argomento presentato che inizia con l'incisione del "pane" e terminerà con una tela ad olio "Vita". Nella bacheca in plexiglas verrà esposto anche l'ultimo libro d'artista "A te" realizzato nel 2017. Questa mostra deve essere intesa come una prima tappa del progetto "Il pane della vita".
Domenica Giaco, co/curatrice della seguente mostra a riguardo scrive:
"Sii affamato, prendi il pane, ritorna a casa, predica, guarisci gli altri, cura te stesso" (Monito di San Sava, da "L'ultimo pranzo", di Miodrag Pavlovic)
Quasi una "religione del pane". Perchè il pane è gesto semplice, primo. "Il Pane della Vita", è infatti il titolo che l'artista sceglie per la sua mostra, non a caso. E' la parola "pane", così antica e carica di simbologia, che reca in sé il significato di essenziale, di necessario, di semplice, quantunque il dono della sua fragranza richieda un processo lungo, faticoso, di sapienza tramandata, di cura. Il pane è veramente il simbolo della trasformazione. Il pane è la vita, e la vita è quel pane da mangiare. L'uomo è quel pane.
Immersa nel suo tempo è Daniela Savini, artista colta e sensibile, attenta all'uomo e alle tematiche che lo circondano. Lontana da qualsivoglia giudizio, è testimone-voce di un disagio esistenziale inesprimibile, perché troppo profondo e oscuro. Il suo processo creativo non è drammatico, è poetico, di grande delicatezza e attenzione. Sebbene tracci e racconti il dolore con le sue agonie, le nevrosi, i tormenti. Non ne fa denuncia, ne prende atto, lo osserva, con compassione. Perché il dolore esistenziale non è mai urlato. E' intimo, privato, muto. Si chiede: "cosa dice il corpo che la parola non dice?". Perché il corpo è la via di transito dell'inespresso. Le figure, che spesso si delineano in penombra, mostrano nella nudità dei corpi il tentativo di liberarsi dei travestimenti imposti dalla società. Savini apre stanze, con mano invisibile, si accosta e accarezza le loro vite. Quasi amore. Tenerezza. Sa che esiste anche una bellezza interiore, nascosta, soffocata dal caos esterno, inquinata dalle voci fuori e dentro quei corpi. Corpi che si aprono, nell'intenzione di manifestarsi, o si chiudono, come in un gesto di protezione, di, a loro volta, tenerezza, pudore. Espansioni e contrazioni. Un movimento che è ritmo, modulazione. Elettrocardiogramma. Quasi respiro. Se provi a stare in silenzio, puoi sentire i battiti, di quei cuori. Suggestioni generate da un chiaro richiamo dell'artista al realismo figurativo, che ci porta istintivamente a immaginare una sacralità iconografica. Figure come martiri, come santi. La stessa arte incisoria, del resto, già reca in sé l'agire della sacralità rituale. Ma la rappresentazione figurativa, che ha in sé una finalità liturgica - non necessariamente sacra - volta solitamente a costruire l'integrità, qui, mediante il ricorso di Savini alla dissolvenza, rivela, al contrario, che l'uomo è dilaniato, e che la realtà sfugge, è a pezzi. Una labilità che rappresenta la natura effimera dell'istante. L'uomo avverte la precarietà di un'unità che tende a disgregarsi nella più grande solitudine interiore. La definizione dei corpi che improvvisamente frantuma, dissolve, è come una improvvisa linea spezzata. Una disarmonia che funge da richiamo. Un invito. Guardami! Lo spettatore è coinvolto, e il corpo che dissolve tra l'essere e il non essere diventa meditazione sulla vita. Savini attraverso la sua arte induce a riflettere, a specchiarsi in quelle figure, in una ipotetica relazione di immedesimazione. Auspica una umanità consapevole di sé, della propria condizione di dolore, sì, ma che possa trovare nella relazione con l'altro e l'oltre sé, il coraggio e l'audacia della speranza. Secondo una visione vicina al pensiero di Helmuth Plessner e alle teorie dell'antropologia filosofica contemporanea, vede l'uomo riconciliato della sua doppia natura fisica e psichica e in cerca di sé, attraverso una nuova visione che deriva dal collocarsi in posizione eccentrica, distante da sé, coscienza e divenire, tra le cose del mondo. Una modalità di essere che impone di prendere in mano la propria vita, di progettare un futuro, di aprirsi a delle possibilità. Per Daniela Savini, la possibilità sono i legami. Perché l'uomo esiste veramente solo nelle relazioni e conoscersi è ri-conoscersi, trovarsi. Un processo evolutivo continuo e sofferto, in costante precarietà, tra alienazione e interazione, identificazione e differenziazione, soggettività e oggettività che in qualche modo anela a un punto fermo.
L'esposizione, verrà inaugurata il 24 marzo ore 17.00, sarà visitabile fino al 15 aprile dal martedì al venerdì ore 10.00/12.00, sabato e festivi 10.00/13.00 e 15.00/18.00, lunedi chiuso
presso il Museo della Stampa/ Centro Studi Stampatori Ebrei Soncino, via Lanfranco 6/8, Soncino -CR
Biglietto cumulativo: Rocca + Museo della Stampa - intero: Euro 5,00- ridotto* Euro 3,50 - famiglia Euro 11,00
Gode del Patrocinio: Provincia di Cremona, Comune di Soncino, Museo della Stampa Soncino e Associazione Pro Loco Museo della Stampa
per info: www.museostampasoncino.it info@museostampasoncino.it tel. 0374/84883 - 347/3824496
www.savinidaniela.it



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